La “palermitanitudine” di Renzo Arbore

di Gabriele Bonafede

“Ora mi devi spiegare perché mi vuoi dare la cittadinanza palermitana”. Renzo Arbore esordisce con questa domanda al Sindaco ieri sera al Cinema De Seta. Orlando farfuglia un poco, forse sorpreso, ma poi si riprende. E in effetti, Arbore ha già dimostrato in passato di avere in se un certo grado di “palermitanità”, d’”essere di Palermo”, e forse anche di “palermitanitudine” e cioè l’essere palermitano fino al midollo.

Forse non avrà mai guidato una “lapa”, non avrà mai vestito la maglia rosanero o tribolato alla Favorita, non avrà mai dovuto spiegare cosa è la mafia palermitana agli stranieri, e non avrà mai abitato a Palermo per periodi lunghi. Ma Palermo, Arbore, la ama. Ne ama, è notorio, il cibo di strada. E non a caso ha scelto il giorno di Santa Lucia, con arancine, panelle e cuccia, per ricevere la cittadinanza.

È vero: si è fatti di ciò che si mangia e di ciò che si ama. E Arbore si è nutrito spesso di arancine e sfincione, di panelle e crocché, di stigghiole e musso, di pane con la mevusa, finanche di quarume e frittola. Ma, soprattutto, Arbore ama il Jazz e lo Swing: qualcosa, che come si dimostrerà, ha a che fare, e molto, con Palermo e la Sicilia.

Orlando conclude le presentazioni: “Vediamo il film documentario Da Palermo a New Orleans…e fu subito Jazz e capiremo insieme se è giusto o meno conferire la cittadinanza”. E il documentario, diretto dal compianto Riccardo Di Blasi e prodotto dallo stesso Renzo Arbore, si rivela un atto d’amore verso Palermo e la Sicilia.

Un documento che testimonia e chiarisce come il Jazz fu di fatto inventato, a New Orleans, proprio da musicisti siciliani, in gran parte palermitani, emigrati nel secolo XIX. A partire da Nick La Rocca, originario di Salaparuta in provincia di Trapani, paese raso al suolo nel terremoto del Belice, che ha dato al mondo immensi jazzisti: coloro che, praticamente, “inventarono” il Jazz. Il primo disco di musica Jazz al mondo fu infatti quello di Nick La Rocca e la sua band, punta di diamante di un mondo del Jazz-siciliano particolarmente ricco di musica e personaggi nella New Orleans d’inizio ‘900.

Nick La Rocca

Come narrato dal documentario, lo stesso Louis Armostrong riconobbe a Nick La Rocca e gli altri grandi jazzisti d’origine siciliana il grande merito d’avergli fatto scoprire il giusto ritmo e le giuste novità: quando il disco di La Rocca fu pubblicato, nel lontano 1917, Armstrong aveva solo 16 anni e suonava la tromba da appena quattro anni.  Da allora si diede al Jazz e ne è stato l’alfiere storico, il massimo interprete di tutti tempi. Il documentario sarà trasmesso lunedì 16 dicembre da Raidue e merita d’essere visto anche da chi era presente all’anteprima.

Dunque pienone, ieri, al Cinema De Seta per una serata godibile e divertente, con il giornalista Mario Azzolini a presentare in spiccato accento palermitano e Renzo Arbore a “imbeccare” e sciorinare battute e simpatia, come è nel suo stile e nel suo, palermitano, modo di essere.

Il documentario e la serata di ieri hanno dimostrato, se ce n’era bisogno, che un’altra cosa lega Arbore a Palermo: quella genia straordinaria, quel pizzico di follia, quell’inquietudine creatrice che, espressa o meno in arte o in musica, utilizzata o meno per il bene o per il male, nascosta o meno al palcoscenico del mondo, è nata ed è presente spesso in questo piccolo “mondo” tra la Conca d’Oro e Monte Pellegrino. E oltre.


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