La musicoterapia come Scienza

Sin dalla notte dei tempi, l’uomo ha riconosciuto che l’ascolto di alcuni suoni possa agire sugli stati d’animo, sulla coscienza e sulle emozioni dell’essere umano concepito nella sua totalità. Proprio per questo negli ultimi decenni è cresciuto l’interesse scientifico nei confronti della musicoterapia e sulla possibilità di sfruttare teoria e prassi come una forma terapeutica alternativa.

Negli anni si è scoperto così che la musicoterapia può migliorare la salute dell’uomo. L’esperienza musicale, se ben equilibrata, difatti può influenzare molteplici stati, come le funzioni cognitive, le capacità motorie, lo sviluppo emozionale, le abilità sociali e la qualità della vita.

Un cambiamento importante a favore della musicoterapia è avvenuto soprattutto a partire dagli inizi degli anni sessanta. La musicoterapia ha raggiunto così una posizione di rilievo nell’ambito degli interventi psicologici e terapeutici. L’uso della musica, dei suoni, del ritmo e del movimento sono stati applicati fondamentalmente per facilitare il raggiungimento di vari obiettivi benefici contro tutto ciò che divide e frammenta l’equilibrio dell’uomo con se stesso e nei suoi rapporti all’interno di una società.

Così, in molti contesti, è emersa con supremazia la figura del musicoterapeuta, che si rivolge a un singolo o a un gruppo di persone al fine di programmare degli interventi utili a sviluppare o mantenere capacità cognitive, emozionali, sociali o fisiche.

In conclusione bisogna però specificare che, per intraprendere seriamente un percorso terapeutico con i pazienti e per non considerare tale disciplina come meno importante delle altre scienze, i musicoterapeuti, a mio avviso, devono avere sia solide competenze psicologiche e mediche, sia una significativa e concreta esperienza nel campo della musica e della sua potenza primigenia.


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