La morte di Nuccio Coscia, il re della mafia nell’Acese Dalla bomba a Pippo Baudo al conforto dell’ex sindaco

Ha scalato i vertici della mafia delle Aci con il sostegno della famiglia di Cosa nostra catanese dei Santapaola. Ha costruito la sua fama con l’ombra di avere piazzato nel 1991 il tritolo che fece saltare in aria una villa di Pippo Baudo. Ha, infine, ricevuto il conforto di un sindaco dopo che gli uccisero il cognato durante una rapina. Ieri a portarselo via è stato un male incurabile. Così, a 59 anni, è morto Sebastiano Sciuto, da tutti conosciuto come Nuccio Coscia. La sua scalata nelle gerarchie mafiose era cominciata negli anni Ottanta ad Aci Catena, 14 chilometri da Catania. Ed è proprio dalla cittadina che dovrebbe partire il corteo funebre per l’ultimo saluto programmato nel silenzio del cimitero di Aci Sant’Antonio. Un momento riservato ai familiari perché a Sciuto non è stato concesso il funerale, come da disposizione del vescovo della diocesi Nino Raspanti. Tra le vie del Comune l’annuncio della morte del boss è arrivato comunque, attraverso alcuni necrologi, poi coperti con dei fogli bianchi. Qualcuno, a sua volta, ha provato a strapparli rendendo nuovamente visibile l’annuncio mortuario.

In carcere Nuccio coscia, di cui MeridioNews pubblica una foto esclusiva, era sepolto quasi ininterrottamente dal 10 dicembre del 1993. Giorno in cui i carabinieri di Acireale bloccarono la sua Volskwagen Polo modificata con un assetto da gara. Addosso gli trovarono due milioni di lire in contanti che l’uomo non riuscì a giustificare. Troppi soldi per chi aveva iniziato a lavorare come muratore salvo poi passare a rapine ed estorsioni. Otto giorni dopo l’arresto scatta l’operazione Orsa maggiore e per la prima volta viene ricostruito tutto l’organigramma della famiglia mafiosa dei Santapaola. Cosa nostra non controlla solo il capoluogo etneo ma ha esteso il suo dominio anche nella città dei cento campanili. Secondo gli investigatori Sciuto avrebbe continuato a gestire il suo gruppo anche da dietro le sbarre con il supporto, almeno in un primo momento, di Mario Giuseppe Tornabene. Ma bisogna tornare a qualche anno prima per ricostruire i fili di una vicenda che avrebbe avuto come protagonista il defunto boss. 

È il 2 novembre 1991 quando una carica di tritolo trasforma in macerie una villa di Pippo Baudo nel territorio di Santa Tecla, a due passi da Acireale. Per gli inquirenti la bomba era stata piazzata proprio dal clan acese vicino a Nitto Santapaola. Il presentatore, in una conferenza stampa carica di inquietudine subito dopo i fatti, non era riuscito a darsi una spiegazione. «Sono confuso – diceva Baudo – ma non ho dubbi sul fatto che ricostruirò la villa». Come effettivamente fece, salvo poi vendere l’immobile qualche anno dopo. Nel 1993 è il pentito Claudio Saverio Samperi a ricostruire la vicenda. Indicando i Santapaola come unici mandanti dell’attentato che avrebbe avuto come scopo quello di avvicinare il noto presentatore «per sfruttarne le conoscenze». Scenario diverso rispetto a quello fornito da un altro collaboratore di giustizia, l’ex killer Maurizio Avola. L’autore dell’omicidio del giornalista Pippo Fava raccontò che Pippo Baudo era stato punito dalla mafia per le sue dichiarazioni durante una trasmissione televisiva condotta da Maurizio Costanzo.

La storia di Sciuto è legata anche a una vicenda che ha riguardato il cognato Maurizio Faraci, ucciso a maggio del 1993 durante una rapina a una gioielleria di Acireale. Un nome ingombrante perché inserito in un commando specializzato dei Santapaola, tanto da convincere il questore di Catania a vietarne i funerali. Meglio evitare manifestazioni di ostentamento del potere criminale. Non la pensò così l’allora sindaco Raffaele Pippo Nicotra, fino al 2017 depurato Ars del Pd, determinato a fare annullare il divieto in nome di «un sentimento di pietà verso i defunti». I carabinieri però gli risposero picche e il primo cittadino, come si legge nelle annotazioni di servizio dell’epoca, si presentò al cimitero. Sostando a lungo accanto a Sciuto «quasi a volerlo consolare» per la morte del cognato. Poco dopo il Comune guidato da Nicotra venne sciolto per mafia.

Nel 1996 Nuccio coscia viene inserito tra gli indagati dell’inchiesta Ciclope su un giro di estorsioni, sempre ad Acireale. La città dei cento campanili mette nei guai anche la moglie Concetta Faraci. Espulsa nel 1998 dalla provincia di Catania perché accusata di fare la portaordini del marito detenuto nel carcere ligure di Marassi. Recentemente la famiglia Sciuto è tornata sulle pagine della cronaca con l’arresto, nel 2013, del figlio del boss, Stefano. Accusato, insieme ad altre persone, di avere messo le mani sul business delle onoranze funebri


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