La fiammella si è spenta a Verona Ma il Palermo era in B già da tempo

La fiammella della speranza, alimentata dal successo interno contro la Fiorentina ottenuto domenica scorsa, si è spenta definitivamente. Dopo tre stagioni, il Palermo saluta la serie A e torna tra i cadetti. La matematica, che prima della sfida di ieri in casa del Chievo teneva ancora in vita i rosanero, ha sancito un verdetto ormai nell’aria da diverso tempo. A condannare la formazione guidata da Bortoluzzi è stato il match con il Chievo ma i rosanero, analizzando il film della stagione, non sono retrocessi ieri. La B è maturata al Bentegodi ma è l’effetto di un processo involutivo lungo e senza soluzione di continuità. La punta di un iceberg che affonda le radici in un campionato fallimentare, caratterizzato sul fronte sia tecnico che societario da caos e instabilità. Le stesse spie che nella scorsa stagione sono apparse sul cruscotto di una macchina in grado solo nel rush finale, grazie all’abilità dei conducenti (il riferimento è ai senatori del gruppo tra i quali il capitano Sorrentino, testimone oculare ieri della retrocessione della sua ex squadra), di tornare in carreggiata e raggiungere in extremis il traguardo prefissato.

Il Palermo è retrocesso aritmeticamente a Verona ma, di fatto, è sceso in B a gennaio nel momento in cui Zamparini, mal consigliato dalla rete dei suoi consulenti, ha rinforzato (si fa per dire) solo con Silva e Sunjic una squadra che avrebbe avuto bisogno di almeno tre-quattro innesti di un certo livello per potere legittimare le proprie ambizioni. Morale della favola: il primo responsabile della retrocessione è certamente l’imprenditore friulano. L’ex presidente ma attuale proprietario della società ha distrutto un giocattolo costruito in passato con cura e lungimiranza e non ha avuto l’umiltà di imparare dagli errori commessi nella scorsa stagione culminata con la salvezza solo per un miracolo. Baccaglini, che tra pochi giorni diventerà salvo clamorose novità il nuovo proprietario del club di viale del Fante, è liberissimo di fidarsi dell’esperienza e delle conoscenze calcistiche di Zamparini ma non si lasci condizionare dall’impulsività e dal modus operandi del suo predecessore. Il trentatreenne businessman italo-americano deve voltare pagina e creare i presupposti per un’immediata risalita in serie A. Tornare subito nella massima serie non è affatto facile ma puntare su un management affidabile (tra i tecnici di esperienza accostati ai rosanero c’è anche Guidolin presente ieri al Bentegodi) e costruire una squadra competitiva è già un ottimo punto di partenza. Ecco le linee-guida per il rilancio: stabilità, continuità e progettualità. Termini scomparsi negli ultimi anni dal vocabolario di Zamparini e che certamente serviranno a consolidare la base sulla quale impostare un programma vincente.

I rosa sono scesi in B ieri ma, proprio perché la retrocessione rappresenta in questo caso la fine di un percorso che parte da lontano, il match contro i clivensi andrebbe decontestualizzato dall’analisi di una stagione già segnata. E osservando la gara contro la compagine di Maran, i rosa non meritano una bocciatura al netto dell’ingenuità sull’asse Jajalo-Bruno Henrique costata il momentaneo vantaggio firmato su rigore da Pellissier. La squadra, priva del bomber Nestorovski out per squalifica e di Rispoli bloccato dall’influenza, ha interpretato la sfida nel modo giusto e, dal punto di vista della concentrazione e organizzazione in fase difensiva, ha confermato i segnali incoraggianti evidenziati contro la Fiorentina. Il gol dell’1-1 realizzato nel finale da Goldaniga, che ha consentito ai rosanero di interrompere una striscia di cinque sconfitte consecutive in trasferta e di ottenere il secondo risultato utile di fila, al di là della soddisfazione a titolo personale ha reso meno amara sul piano del risultato una giornata triste per la città di Palermo.


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