La corsa de l’Ora, al King il film sul giornale palermitano Il regista: «L’unico insuccesso? Convincere Pippo Fava»

La corsa de l’Ora è il nuovo film del regista siciliano Antonio Bellia che racconta, con taglio documentaristico, la storia del quotidiano l’Ora negli anni compresi tra il 1954 e il 1975, periodo in cui diresse il giornale Vittorio NisticòIl film, presentato in anteprima lo scorso venerdì a Palermo, è stato proiettato ieri al cinema King di Catania con un doppio spettacolo, in prima e seconda serata. Era presente il regista, che a MeridioNews ha raccontato del suo rapporto con il quotidiano, del suo approccio al documentario e soprattutto di una curiosità che lega la città di Catania alla storia del giornale palermitano: «Quando l’Ora chiuse, nel 1992, ero un ventenne e, ovviamente, ero un giovane lettore del giornale. Ho vissuto personalmente solo gli ultimi anni di quello che era l’unico quotidiano locale che leggevo all’epoca, che è stato poi un punto di riferimento per tanti altri ragazzi della mia generazione. E che è venuto a mancare in un momento storico fondamentale, appena 14 giorni prima della strage di Capaci». 

Ma il rapporto di Bellia con l’Ora è anche fatto di tante, tantissime letture a posteriori: «Ho impiegato molto tempo per documentarmi, rivangando gli archivi del giornale e sfogliandone le pagine scritte nel corso di trent’anni, e per realizzare il film, che vuole raccontare una storia difficile e complessa da affrontare, anche emotivamente, soprattutto per chi ha vissuto a Palermo in quel periodo», racconta Bellia. «Mi sono innamorato sempre di più del racconto che l’Ora mi ha restituito, perché ho potuto rivivere attraverso la lettura degli archivi un pezzo di storia del giornale pur non avendola vissuta in prima persona».

Bellia racconta poi un aneddoto sulla redazione catanese de L’Ora, aperta nel 1972 e portata avanti con una certa fatica: «Ai tempi c’era Vittorio Nisticò alla direzione: lui voleva espandere quanto più possibile la pubblicazione del giornale su tutta la Sicilia, per questo fondò la redazione di Catania e aprì anche una pagina a Messina. E tentò più volte di convincere Giuseppe Fava a diventare un giornalista di punta de l’Ora, ma lui in quel periodo aveva altri progetti e così, malgrado i due per molti aspetti fossero vicini, questa collaborazione non avvenne mai. E fu forse questa una delle poche operazioni di grande giornalismo che non è mai riuscita a Nisticò: uno dei rammarichi che aveva era proprio il non essere riuscito a portare Pippo Fava in redazione». E sulla storia difficile de l’Ora nei territori della Sicilia orientale, Bellia ricorda: «Il giornale ovviamente vendeva molto nella Sicilia occidentale, mentre faceva più fatica a entrare nel cuore dei lettori dell’altra parte dell’Isola. Ma Nisticò ci aveva provato lo stesso. Inoltre, il percorso de l’Ora fuori da Palermo venne funestato dall’omicidio del giornalista Giovanni Spampinato», aggiunge il regista, evocando la figura del cronista ragusano ucciso dalla mafia il 27 ottobre 1972.

Il film di Bellia si appoggia a una forma espressiva, quella del documentario, a lui particolarmente cara: «Artisticamente, la mia formazione è avvenuta attraverso i lavori del regista italo-argentino Daniele Incalcaterra, che mi ha fatto appassionare al documentario. Una formula che ho poi utilizzato sin dai miei primi lavori negli anni Novanta e che ho continuato a perseguire nel corso del tempo. Ma nei miei documentari utilizzo molto la contaminazione con altri linguaggi, ad esempio ne La corsa de l’Ora la figura di Vittorio Nisticò viene interpretata dall’attore Pippo Delbono, legato al mondo del teatro e del cinema. E sto contemplando l’idea di realizzare prossimamente un film di finzione, ma sempre percorrendo le strade legate a qualche avvenimento realmente accaduto». Dopo la proiezione di Catania, La corsa de L’Ora verrà proiettato in altre sale e festival in tutta Italia.


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Nel 1972 il quotidiano di Palermò aprì una redazione anche a Catania. erano gli anni della direzione di Vittorio Nisticò, che «tentò più volte di portare Giuseppe Fava a diventare un giornalista di punta dell'edizione. Ma lui in quel periodo aveva altri progetti». Una parentesi nella storia della stampa siciliana

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