Kusturica: «Io, testimone della rinascita di Maradona»

«Gli ultimi dieci anni per Diego Armando Maradona sono stati molto difficili. Ho realizzato questo documentario sulla sua vita con l’intenzione di aiutarlo a rimettersi in piedi e sono stato testimone della sua rinascita». Sono queste le parole con cui Emir Kusturica, regista serbo di film come Papà è in viaggio di lavoro, che nel 1985 vinse la Palma d’oro al Festival di Cannes, e Gatto nero, gatto bianco, che si aggiudicò il premio speciale per la regia a Venezia nel 1998, ci spiega le ragioni che lo hanno spinto a realizzare il film documentario Maradona di Kusturica, dedicato al calciatore più famoso di tutti i tempi e la cui proiezione ha preceduto la terza Master Class del Taormina Film Fest 2010.

Durante la sua lezione di cinema, il regista, che si era già trovato a Taormina nel 2001 nelle vesti di musicista insieme alla sua No smoking orchestra, ha risposto alle domande del giornalista Shane Danielsen e ha raccontato le difficoltà che ha dovuto affrontare durante la realizzazione del documentario. «Ho girato il mio film nel corso di due anni – racconta. Durante questo periodo di tempo mi sono chiesto in più di un’occasione se dalle interviste realizzate sarebbe stato possibile ricavare un film. Maradona è imprevedibile: mi sono sentito come un paparazzo, costretto a “fargli la posta”. Diverse volte mi sono recato a Buenos Aires senza però riuscire ad incontrarlo. Quel periodo è stato molto difficile anche per Diego che ha subito le ultime ricadute nel tunnel della tossicodipendenza».

Riguardo ciò che lo ha più sorpreso del Pibe de oro, Kusturica spiega che dal suo punto di vista «non esistono persone come lui perché è speciale. È una specie di santo e, forse, se fosse nato cinquemila anni fa a Baghdad, sarebbe potuto diventare un dio o uno sciamano».

Quando qualcuno lo accusa di averci mostrato un Maradona migliore di quello che è in realtà, il regista di Underground difende l’ex calciatore e afferma che «Maradona parla sinceramente dei suoi problemi perché, anche se inizialmente ha cercato di nascondersi dietro atteggiamenti machisti, con il passare del tempo è riuscito ad aprirsi, permettendomi di entrare nella sua vita, e questo lo ha aiutato moltissimo a diventare un uomo nuovo».

Nel corso della Master Class, Kusturica ha inoltre parlato dei suoi nuovi progetti cinematografici. Il regista serbo sta lavorando ad una pellicola che coinvolge anche l’attore Johnny Depp -con il quale ha già collaborato nel 1992 per il film Arizona Dream basato sul romanzo Gli Amici di Pancho Villa, scritto da James Carlos Blake. Il secondo progetto è un film che si intitolerà Cool Water e che racconta la storia di due fratelli palestinesi i quali, dopo la morte del padre, contrabbandano il cadavere da Gerusalemme a Ramallah. Ma, mentre per il primo, di cui le riprese cominceranno a novembre, reperire i fondi è stato relativamente semplice «perché – come sostiene il regista serbo – vendere Depp è facile», per il secondo la raccolta dei fondi necessari appare molto più complicata e questo potrebbe dipendere dal fatto che «quando si vuole parlare di cose importanti, trovare dei finanziatori è sempre molto difficile».

Nel corso dell’incontro si è parlato anche di come la tecnologia influisca in modo non sempre positivo sul cinema dei nostri anni. Kusturica spiega che «essa ci permette di aumentare il numero di produzioni cinematografiche poiché oggi chiunque può realizzare un film con la propria Canon, ma il problema è che siamo lontani dalla qualità dei 35 mm. Negli anni ’70 gli Stati Uniti realizzavano ottimi film, tutti imitavano Scorsese, e ci si poteva identificare nei personaggi del cinema di Hollywood. Oggi, invece, il cinema statunitense ci mostra solo supereroi e questo fa sì che le persone si allontanino da ciò che è importante: l’oblio risucchia tutto e svuota la mente».

Infine, quando qualcuno ricorda che in tempi disperati si è sempre realizzato grande cinema, Kusturica, riferendosi alle pellicole dei giorni nostri, ci confessa che secondo lui la realtà iper-tecnologica in cui viviamo è devastante: «Gli americani e gli inglesi non aspettano più i film di Oliver Stone, aspettano l’ultima versione dell’iPod. L’autore è risucchiato dalla tecnologia e il mezzo è più importante del prodotto».


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