Je suis No Muos, il movimento dopo Parigi «Non si classificano morti di serie A e B»

«Questo martellamento mediatico, dove ingiustamente si classificano i morti di serie A e di serie B, serve a seminare la paura necessaria per giustificare un intensificarsi di attacchi bellici su larga scala, un maggiore controllo militare anche nei nostri territori e un essere sempre più costretti a cedere fette più ampie della nostra libertà e delle nostre risorse nel nome di un ormai grottesco concetto di sicurezza». Il movimento No Muos prende posizione rispetto agli attacchi terroristici di Parigi e, soprattutto, alla reazione della Francia e della comunità internazionale. E coniano la formula Je suis No Muos. 

Il coordinamento dei comitati rivendica l’azione portata avanti in questi anni, finalizzata a fermare «l’odiabile spirito neocolonialista, così pregno di arroganza, tanto da sentirsi oltraggiato quando vede infrangersi l’illusione che si possa portare guerra e destabilizzazione ovunque nel mondo senza pensare che poi non ci siano ripercussioni pure all’interno dei nostri sacri confini». Gli attivisti puntano il dito soprattutto sulla decisione dei cugini d’oltralpe di bombardare Raqqa, centro operativo dello Stato Islamico. «Non ci meraviglia il modo in cui si strumentalizza questa strage per infiammare gli istinti più razzisti, bellici e polizieschi e per far rendere più accettabile all’opinione pubblica l’immediato bombardamento aereo che ha colpito la Siria».

Per i No Muos, dunque, la soluzione è continuare a battersi contro «un’ulteriore militarizzazione delle nostre città» e contro «un maggiore controllo delle nostre vite». Insieme a «tutte quelle realtà e tutti quegli individui che sentono l’urgenza finalmente di fare qualcosa» per «costruire dal basso una grande Rete Internazionalista No War». «Hanno proprio ragione – concludono – quando dicono che il nemico ce l’abbiamo in casa e non sono, come molti vorrebbero farci credere, i migranti, ma è quella criminale classe dominante che ci ha trascinato in questo scenario di terrore che solo grazie a una sempre più partecipata resistenza popolare possiamo arrestare».


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