‘Innovazione e cultura’. Andrea Granelli a Siracusa

Una lezione-conferenza per gli studenti del Corso di Laurea in Scienze dei beni culturali. Andrea Granelli della fondazione CO.TEC., docente universitario, manager Telecom e Tin.It per molti anni, dieci anni di collaborazione con la rivista di architettura Domus, parla agli studenti dei contenuti del suo ultimo libro, sul tema dell’applicazione della tecnologia digitale allo studio e alla conservazione del patrimonio culturale.

 

La conferenza inizia alle 11.20 con appena quaranta persone, tra studenti, docenti e ricercatori. “Trasformare l’Italia in un punto di riferimento nella valorizzazione del patrimonio culturale” dice Granelli, e continua affermando che in un “mondo globale” la leadership è importante. Il nostro patrimonio culturale deve diventare un “motore di sviluppo economico”; occorre investire nella ricerca scientifica, creare un’industria produttiva, che si occupi di tecnologie applicabili allo studio e alla conservazione dei beni culturali. Tecnologie affiancate a metodologie invidiabili all’estero ed “esportabili”. Ma “Valorizzare non significa solo restituire”, il dato estetico non è elemento sufficiente alla comunicazione, “Il bello non parla da solo”.

 

La questione sta nel riuscire a tradurre un linguaggio antico e renderlo contemporaneo, non bastano pannelli e bacheche, non basta internet, non è sufficiente il racconto dell’opera, non può essere unicamente un’operazione filologica. Si sta tendendo ad una omogeneizzazione culturale a causa della quale le opinioni vengono censurate e lasciano il posto al nudo racconto degli eventi. Occorre trasferire in chi osserva un’opera la stessa emozione che originariamente essa doveva trasmettere. È errato guardare all’utilizzo delle tecnologie come ad un atto di vandalismo, se l’iPOD è più conosciuto di Vitruvio, la questione passa attraverso la comunicazione; la cultura non può più essere esclusiva degli addetti ai lavori.

 

Sono le 12.00 circa e Granelli si accorge che da qualche minuto gli studenti stanno lentamente e furtivamente abbandonando la sala. Un docente giustifica l’evento dicendo che probabilmente la conferenza coincide con qualche lezione, e lo invita a proseguire. L’argomento passa allora allo studio e alla conoscenza della cultura come consapevolezza della propria identità e origine; ben diversa dall’orgoglio leghista-padano e più simile alla fierezza catalana. Proiettarsi verso il futuro senza dimenticare il passato, che non va guardato con nostalgia, ma quale fonte di ispirazione. “La vera storia è la nostra storia” dice riferendosi all’autobiografia e lancia un appello: bisogna desacralizzare gli archivi fotografici e consentire agli studenti di “assemblare” immagini, e una denuncia: il museo è un oggetto morto, perché carico di nostalgia.

 

Quando conclude i presenti sono poco più di una ventina. Un disinteresse che rimanda alle politiche conservatrici della Soprintendenza ai BB.CC., e fa riflettere.


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