Inchiesta Raccolta differenziata e i riferimenti a Iblis Dalla coop dei rifiuti a una rete di nomi chiacchierati

L’inchiesta Raccolta differenziata nei giorni scorsi ha lanciato, ancora una volta, l’allarme sul binomio tra immondizia e corruzione. Ad alternarsi sul palcoscenico giudiziario sono sempre amministratori pubblici e società private, in un miscuglio di interessi che, secondo gli investigatori, nasconderebbe un quadro allarmante. Il sindaco di San Pietro Clarenza Giuseppe Bandieramonte, scarcerato da poco e messo ai domiciliari, è accusato dai magistrati della procura di Catania di corruzione nell’ambito della gestione del sistema rifiuti nel piccolo Comune della provincia etnea. Lo stesso dove a farla da padrona sarebbe stata la Progitec, società di Castel di Iudica specializzata nella raccolta dell’immondizia e con uno dei suoi proprietari, Angelo Lapiana, coinvolto nel blitz della guardia di finanza. Si sarebbe passati dalle ordinanze urgenti per la proroga del servizio a una presunta rete di assunzioni su segnalazione, compresa la compagna del primo cittadino, fino alla presunta turbativa d’asta per l’appalto relativo a scerbamento e rimozione di micro discariche. 

In quest’ultimo passaggio, secondo l’accusa, sarebbe entrato in gioco Michele Faro, responsabile unico del procedimento anch’egli indagato. Per le fiamme gialle tutte le società che parteciparono nel 2015 a quella gara erano legate, in qualche modo, alla galassia Progitec. E tra queste compare pure il nome della cooperativa Le ali della vita. Genericamente indicata durante la conferenza stampa delle scorse settimane come una delle società finite nel calderone dell’inchiesta Iblis su mafia, politica e imprenditoria. 

Ma cosa c’è dietro questa cooperativa? Quali sono i legami con Progitec e i faldoni di Iblis? Il primo rimando con la società di Castel di Iudica dei fratelli Lapiana, come messo nero su bianco nell’ordinanza, è quello con Gianfranco Militti. Imprenditore originario di Lentini (non indagato) che della cooperativa è stato il rappresentante legale, oltre a ricoprire il ruolo di presidente del consiglio d’amministrazione del Consorzio Rieco. Società di gestione rifiuti «della quale faceva parte Lapiana -si legge nei documenti dell’inchiesta – con l’incarico di consigliere di amministrazione» e che a Progitec ha ceduto, tra il 2014 e il 2015, un ramo d’azienda relativo alle gestione del servizio di raccolta dei rifiuti. 

Dentro la cooperativa Le ali della vita in passato si è mosso pure l’imprenditore Felice Naselli. Non coinvolto nella vicenda San Pietro Clarenza ma finito sotto processo proprio nell’inchiesta IblisCondannato in primo grado per intestazione fittizia di beni, per i magistrati si sarebbe celato dietro la Tenutella srl, società impegnata nel mega affare per la costruzione del centro commerciale Centro Sicilia. In appello, nel 2014, Naselli è stato assolto ma il suo caso giudiziario non si è ancora chiuso. Con i giudici che decisero di mandare gli incartamenti in procura per valutare l’ipotesi del reato di associazione mafiosa, evidenziando i contatti con personaggi del calibro del boss Raimondo Maugeri (poi ucciso a colpi di arma da fuoco nel 2009) e quelli con la famiglia Marsiglione, legata ai Santapaola-Ercolano. Attualmente, Naselli si trova alla sbarra con un processo per 416bis alle fasi iniziali. Dentro Rieco e la cooperativa Le ali della vita, negli anni, si sono succeduti anche altri parenti di Naselli. Il figlio Giuseppe Antonio Naselli (non indagato) è stato vicepresidente del consiglio d’amministrazione. E come emerge dalle visure camerali della cooperativa spunta anche il nipote Gianni Luca Naselli: entrambi non indagati. 

Il Consorzio Rieco, invece, si trova in liquidazione, ma tra i suoi quadri principali c’è stato anche l’altro figlio di Naselli senior, Sebastiano (non indagato). A gestirne le sorti adesso è l’imprenditore di Castel di Iudica Fillippo Santamaria. Anche lui socio nell’azienda, pur non finendo indagato nell’inchiesta Iblis, il suo nome è emerso in un’intercettazione risalente al 2003 che, almeno secondo gli investigatori, farebbe da rimando agli interessi di Naselli nel settore dei rifiuti. Nella conversazione, citata anche nelle motivazioni della sentenza Iblis, il capomafia Alfio Mirabile (poi deceduto) parlando con il boss Francesco La Rocca indicava Naselli come il dominus di una società di smaltimento di rifiuti di Santamaria: la S.I.G.I. A questa complicata rete di nomi e società fa riferimento anche la Cooperativa servizi Carleontina, di cui Militti è stato presidente del collegio sindacale dal 1992 al 2004, e nel cui assetto societario compariva pure Sebastiano Naselli. Nel 2005 la società ottiene dalla Tenutella srl dei lavori al Centro Sicilia. Ai cantieri si fa riferimento anche due anni dopo: quando il Ros accerta la presenza di alcuni mezzi per il movimento terra della ditta di Domenico Santamaria (non indagato), fratello di Filippo.


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