Incendio nei terreni tolti alla mafia a Lentini: «Resistiamo con la forza della collettività»

«Undici anni per costruire e venti giorni per distruggere tutto». È uno scoramento che non intacca la resistenza quello di Alfio Curcio, l’amministratore della cooperativa Beppe Montana di Libera Terra che è stata devastata da un incendio. Appena due settimane fa, la struttura di contrada Cuccumella (nel territorio di Lentini, in provincia di Siracusa) e gli agrumeti di Ramacca (nel Catanese), sono stati presi di mira dai ladri. «Due episodi del genere a distanza di così poco tempo – confida Curcio a MeridioNews – non possiamo negare che ci abbiano fatto male e che rischiano di portarci all’esasperazione. Se dovessimo ripartire solo con le nostre forze, forse non ce la potremmo fare». Ma, per fortuna, in sostegno della cooperativa che da anni gestisce dei terreni confiscati alla criminalità organizzata nella Piana di Catania sono arrivati istituzioni, associazioni e cittadini.

Le fiamme si sono portate via venti ettari di terreno coltivati con grano duro biologico e 18 ettari di veccia (una leguminosa selvatica che serve come mangime per gli animali e utilizzata come rotazione per fare riposare i terreni). «Abbiamo subito denunciato l’accaduto – spiega il socio della cooperativa Beppe Montana al nostro giornale – perché sappiamo bene che l’autocombustione non esiste, che gli incendi non partono da soli ma c’è dietro la mano criminale che può agire per vari motivi». Quello che ha distrutto parte dei terreni della cooperativa di Libera Terra è un rogo che è divampato intorno alle 10.30 del mattino. «Chi agisce purtroppo sa di poterlo fare in maniera indisturbata – lamenta Curcio – perché qui siamo in aperta campagna, in zone non molto frequentate, in posti scordati dal Signore». Per di più quelli gestiti dalla cooperativa Beppe Montana sono circa cento ettari di terreno ma frastagliati e disseminati, quindi, difficili da tenere sotto controllo. «Un problema che non riguarda solo noi – specifica Curcio – ma anche altre aziende nei dintorni che non sottostanno alla guardiania».

Il raccolto andato distrutto – per un danno stimato in circa 20mila euro – era destinato alla produzione di pasta e altri prodotti a marchio Libera Terra. Un colpo durissimo per la cooperativa che si aggiunge a una stagione già segnata dai due furti. L’ultimo avvenuto appena due settimane fa: «Sono arrivati con un camion, hanno divelto il cancello e tagliato i cavi dell’energia elettrica per mettere fuori uso anche le telecamere – ricostruisce Alfio Curcio – A quel punto, hanno portato via quadri elettrici, pompe e valvole per l’irrigazione, le casse, una lavatrice e perfino il tavolo da ping pong». A subire le conseguenze di questi atti non è solo la cooperativa, ma un intero modello di sviluppo fondato sul recupero sociale e produttivo dei beni confiscati alla mafia. «Gli effetti non si misurano solo in termini economici – fa notare Curcio – ma soprattutto sul piano culturale e sociale». Ed è per questo che lo scoramento non lascia il posto all’arrendevolezza: «Dobbiamo reagire subito – afferma – e fare ripartire la struttura immediatamente e meglio di prima, con più determinazione che arriva dalla forza della collettività».

«Non possiamo rassegnarci – gli fanno eco Francesco Citarda, il responsabile beni confiscati e legalità di Legacoop Sicilia e Filippo Parrino, il presidente di Legacoop Sicilia – È necessario che tutto il sistema reagisca con compattezza: istituzioni, mondo cooperativo, singoli cittadini. La mafia teme la buona cooperazione perché la combatte sul piano concreto dei diritti, della dignità e dell’economia pulita. Oggi più che mai dobbiamo essere un fronte unito». Una reazione di fronte a quello che la responsabile legalità e lotta alle mafie del Partito democratico Enza Rando considera «un gesto vile e intimidatorio, che colpisce una delle esperienze più importanti di riscatto sociale e restituzione alla collettività dei beni confiscati alle mafie».


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