Il movimento femminista degli anni ’70

Il femminismo comincia quando si afferma il proprio io. Ne è ben cosciente e convinta Emma Baeri, docente di Storia contemporanea alla facoltà di Scienze politiche con un passato da femminista attiva, quando comincia il primo incontro del laboratorio sul movimento femminista degli anni ’70. E per tenere fede a questa convinzione parte da sé, dalla sua storia, dal suo essere donna. Ed è questo che chiede anche alle ragazze che frequenteranno il suo corso.

 

Si comincia dai motivi che hanno spinto a scegliere proprio questa tra le tante offerte poste dal Medialab. La risposta più frequente è l’interesse verso questo aspetto della storia che troppo spesso ha trascurato, ma ci sono anche le storie particolari di ragazze che hanno un background di letture e passioni che si intrecciano con le figure cardine della femminilità.

 

Si segue poi delineando un panorama storico per centrare il movimento nel suo complesso mondiale. Il periodo è quello delle rivolte, delle prese di coscienza, dello stravolgimento dei punti di vista. La nascita di un soggetto imprevisto e impensato, la donna, ha portato innanzitutto a una rivoluzione semantica, ossia alla riformulazione di ogni singola parola nelle sue accezioni femminile e maschile. “È una rivoluzione simbolica, epistemologica e incruenta” spiega la docente. “La parola ‘differenza’ è la prima ad essere rivalutata.” La differenza non è più vista come una mancanza, un difetto, ma come una qualità da apprezzare e esaltare.

 

Il laboratorio non avrà soltanto un carattere teorico, ma verranno realizzati una serie di progetti collegati al tema. Ma l’obiettivo principale per Emma Baeri sarà quello di far emergere l’individualità delle partecipanti e fare prendere loro “il gusto della parola”.


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