Il movimento dei trattori avanza verso Palermo. «Né col la politica né con i sindacati e disconosciamo l’unità di crisi»

Lo avevano promesso, adesso la protesta del movimento dei trattori è passata al livello successivo con la manifestazione di ieri che ha visto oltre un centinaio di mezzi pesanti marciare a passo lento sulla Statale 121, la Palermo-Agrigento, da Bolognetta verso il mercato ortofrutticolo di Villabate. Una marcia che ha creato non pochi disagi alla circolazione, anche se i manifestanti hanno comunque garantito un passaggio sicuro per eventuali emergenze. E questo pare essere solo l’inizio, con manifestazioni organizzate per i prossimi giorni in tutta la regione. «Chiediamo il rispetto della nostra categoria – dice a MeridioNews Franco Calderone, coordinatore del Movimento dei trattori – Non ci schioderemo dalle strade se prima non avremo delle risposte, perché essere presi in giro non è più consentito».

Agricoltori che vedono nella politica il principale bersaglio delle loro critiche, tanto da non riconoscere nemmeno il tavolo di crisi messo in piedi dal presidente della Regione Renato Schifani. «Disconosciamo il tavolo di crisi perché è la modalità che non funziona. Se noi agricoltori siamo sulle strade un motivo ci sarà – continua l’agricoltore – L’unità di crisi si è incontrata con persone che non rappresentano nessuno. Noi rappresentiamo noi stessi, non siamo i sindacati. I sindacati ogni volta che andranno a sedersi, rappresenteranno le dieci persone che si siedono a quel tavolo. Andiamo noi agricoltori a rappresentare le nostre istanze e finché non chiameranno noi le proteste continueranno».

E il presidio, che conta centinaia di aderenti, non sarà in piazza per la manifestazione prevista a Palermo il prossimo 14 febbraio, in cui è stata annunciata la presenza di diversi esponenti politici, tra cui Cateno De Luca e Vincenzo Figuccia. «Noi non andremo – dice Calderone – La parte politica che organizza farebbe bene a utilizzare i luoghi preposti per legiferare, non andare in piazza a protestare contro se stessa. Ora i politici vogliono porre un rimedio, ma che rimedio devono porre? C’è da rivedere tutto un mercato, si devono rivedere gli sfaceli fatti negli ultimi quarant’anni. Hanno sbagliato tutto, sono stati incapaci. Tutta questa gente ha votato per i trattati per la nuova Pac, adesso ci vengono a dire che non la condividono. Sono incapaci e come tali devono solo fare ammenda e ricominciare da capo. Chi lo dice che dobbiamo accettare prodotti provenienti dall’estero? Altri Paesi europei l’hanno vietato, è l’Italia che ha accettato tutto. Noi pretendiamo rispetto, abbiamo pagato molto per avere molti danni».

«La politica deve tenere conto della nostra protesta – conclude Calderone – e se non avremo risposte andremo nei siti idonei per portare avanti le nostre istanze. E che nessun politico pensi lontanamente di cavalcare l’onda: questo è un movimento di persone che non ha nessun contatto con la politica che è quella che ha rovinato l’agricoltura, le imprese e le famiglie».


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