Il Gay Pride catanese

“Lasciate libera la Via Etnea dove devono passeggiare le famiglie con bambini…”, “Le perversioni vanno curate e non manifestate…” Questi gli slogan urlati dalla trentina di uomini di Forza Nuova (più due donne) che mercoledì sera hanno manifestato, senza autorizzazione, al solo scopo di bloccare il corteo del Gay Pride catanese che, come ogni giugno, si svolge all’insegna della pace, della musica, dei colori, della danza.

Il sito dei forzanuovisti oggi riporta cifre trionfali: secondo loro “100” manifestanti avrebbero bloccato il corteo per “più di due ore”. Chi era presente sa che questi numeri sono gonfiati e che il blocco è durato circa un’ora, il tempo di contattare il questore di Catania che ha fatto sgombrare i provocatori.

Il Pride a Catania, come ha detto uno dei partecipanti a conclusione della manifestazione in piazza Università – conclusione felice e pacifica grazie alla civiltà e alla dignità di gay e dintorni – è il più difficile d’Italia, l’unico organizzato al sud, e per questo il più coraggioso. Grazie dunque all’Open Mind di Catania, alle loro organizzatrici e ai loro organizzatori che hanno portato nella nostra città il vento fresco della libertà di espressione, gemellando idealmente Catania con le più grandi capitali europee, dove il Pride è da decenni una tradizionale festa di gioia.
Per mostrare quanto gli omofobi violenti siano isolati e lontani dallo spirito dei catanesi, basta riportare il commento di una signora anziana che dal marciapiede li osservava scandire guerrescamente i loro slogan sulla famiglia: “Sì, ma cu su pigghia a uno ri chissi ppi fari ‘na famigghia?!” E poi, le famiglie con bambini c’erano, e stavano dalla parte della camionetta gialla con i palloncini colorati.


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