Il decreto Fioroni? Agli universitari piace

Il recente decreto del ministro Fioroni che ripristina l’esame di riparazione a settembre sembra aver preoccupato molto gli studenti interessati, che venerdì scorso hanno organizzato uno sciopero. Ma cosa pensano a tal proposito gli universitari? Cosa avrebbero fatto al posto dei loro colleghi più giovani? Siamo andati in giro per le aule del monastero dei Benedettini a chiederlo. E l’impressione è che chi frequenta l’università sia più d’accordo con il ministro che con gli studenti medi.

È giusto che si studi bene per poter avere la giusta preparazione che è importante sia per l’università che per la vita, ci dice Valeria, 23 anni. Oggi purtroppo la scuola sta scadendo sempre più, e non colmare i debiti credo che sia un vero problema. Quante volte capita di pensare “se l’avessi studiato meglio al liceo…” scontrandoci contro la nostra ignoranza in un determinato argomento?.

Anche Sarah, 25 anni, pensa la stessa cosa. Credo che sia davvero importante colmare i debiti scolastici. Studiare bene, senza incertezze aiuta a superare meglio gli esami universitari che sono certamente un’altra cosa rispetto alle interrogazioni che fanno i professori al liceo. Probabilmente, però, quando si hanno 16 anni non si comprende la reale importanza di un’istruzione accurata – afferma Laura, 23 anni – e un esame di riparazione pena la bocciatura sembra proprio un sopruso. Senza contare che a quell’età ogni sciopero è sempre una buona scusa per non entrare.

Quasi tutti d’accordo, quindi, sull’importanza degli esami di riparazione: chiacchierando con gli studenti di Lettere e Lingue, la corale indignazione dei liceali sembra molto lontana. Ma tutti, d’altra parte, sono d’accordo su un’altra cosa: e cioè che, tornando indietro nel tempo, si sarebbero comportati esattamente come i loro colleghi delle superiori. Venerdì scorso nessuno di loro sarebbe entrato scuola a fare lezione regolarmente.

Certo che se avessi qualche anno di meno mi comporterei anche io così. sembrava essere la cantilena che tutti cantavano. Effettivamente, provando a fare un salto indietro nel tempo con la memoria, non entrare a scuola e andare in giro per la città, spesso di nascosto dai genitori, era quasi una moda, un qualcosa che faceva sentire più grandi. Un corteo, poi, era quasi un’assenza giustificata, la scusa perfetta per fare “calia”. Ma stavolta, probabilmente, non si tratta soltanto di questo: gli studenti medi che hanno partecipato alla protesta, in gran parte dei casi, sono davvero convinti che l’obbligo di riparare a settembre costituisca una regola troppo severa. I loro fratelli maggiori, naturalmente, li capiscono. Ma, a conti fatti, rimpiangono di non aver frequentato una scuola un po’ più rigorosa.


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