Iblea nostalgia

Seppur con sfumature diverse, sono malinconia e utopia i poli entro i quali hanno oscillato le parole dei diversi relatori, fra i quali spiccava l’assenza del Preside di Lingue ‘Gianni’ Famoso.

Malinconia: sebbene mitigato dalla consapevolezza che l’università a Ragusa fu una ‘felice intuizione, resta il rimpianto per l’occasione perduta (sottovalutata? Resa impossibile dai decreti? Semplicemente sfuggita?) di istituire a Ragusa il quarto polo universitario siciliano.

E il futuro? Utopia: il rischio di essere scavalcati a sinistra spinge Giovanni Avola, segretario generale della Cgil Ragusa a chiarire che l’obbiettivo resta l’istituzione del quarto polo universitario pubblico in provincia di Ragusa.

 

Ricordate le proteste dei mesi scorsi? Sì? Bene, dimenticatele. Al 17 aprile 2009, il fiore all’occhiello del territorio ibleo, l’università appunto, non deve temere di essere estirpato.

A tal fine la Provincia di Ragusa, come ci ricorda il presidente Antoci, ha stanziato 1.5 milioni di euro e il presidente del Consorzio Universitario Drago afferma che ci saranno le condizioni per mantenere tutti i corsi di laurea attualmente esistenti, anche a partire dal 2010 quando dovranno andare incontro a ristrutturazioni (dovute all’applicazione dei requisisiti minimi dettati dalla  legge 270) che faranno aumentare i costi.

E se poi Ragusa potrà vantare un laboratorio multimediale d’avanguardia a Lingue, la ricerca bio-medica, l’istituzione di una biblioteca civica presso Giurisprudenza, cosa le mancherà per essere  università? si chiede Gianni Battaglia, vicepresidente del Consorzio Universitario.

Così Ragusa potrebbe diventare competitiva ed attirare frotte di studenti come sembrano fare, benché piccole città, Siena o L’Aquila, ci ricorda il professore Uccio Barone, che procede poi con l’analisi dei punti deboli e di quelli forti dell’esperienza universitaria in provincia di Ragusa.

L’università ha dato un contributo importante al welfare locale, all’estensione del diritto allo studio alle fasce sociali più deboli; inoltre, ha dalla sua tanta parte nel risanamento dei centri urbani (Ibla ne è luminoso esempio) e nella crescita culturale del territorio. Cosa le manca, allora? In due parole, un progetto globale, che riunisca i corsi di laurea (sorti spesso per interessi diversi), gli enti locali (per i quali la provincia dovrebbe svolgere ruolo di cerniera) e il tessuto delle piccole e medie imprese, che tanti benefici dovrebbe e potrebbe trarre dall’università nel campo della ricerca e dell’innovazione.

 

Tra le proposte di Barone la nascita di corsi interfacoltà, che sappiano aderire meglio alle necessità del territorio; convenzioni ‘leggere’, che cioè non abbiano, com’è stato finora, durata ventennale; l’assunzione, da parte dell’ateneo catanese, del pagamento degli stipendi dei professori, lasciando così al consorzio gli oneri per le altre spese funzionali al mantenimento dei corsi esistenti.

Proprio questo è, al momento, secondo Drago, il compito del consorzio e delle forze sociali: garantire l’esistente e fugare le paure (a suo dire, del tutto ingiustificate) di una chiusura dell’università nel territorio ibleo.


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