I Fantastici 4

Titolo originale: Fantastic fuor. Regia: Tim Story. Sceneggiatura: Mark Frost, Michael France. Interpreti: Ioan Gruffudd, Jessica Alba, Chris Evans, Michael Chiklis, Julian McMahon. Fotografia: Oliver Wood. Origine: USA 2005. Durata: 1h e 46 min.

Un gruppo di astronauti, in missione su una stazione spaziale, viene investito da una tempesta solare. Avrebbero dovuto morire per le radiazioni ed invece si risvegliano in ospedale senza alcuna conseguenza evidente. In realtà in poco tempo i quattro si accorgeranno che il loro dna ha subito delle modifiche: Reed Richards (Ioan Gruffudd, “King Arthur”, 2004), l’ideatore della missione, acquista il potere di allungare a dismisura il suo corpo come fosse fatto di gomma; la sua ex ragazza Sue Storm (Jessica Alba, “Sin city”, 2005) acquista il potere dell’invisibilità; il fratello di quest’ultima, Johnny Storm (Chris Evans, “Cellular”, 2004) riesce a controllare il fuoco ed è capace di trasformare se stesso in una torcia; il pilota Ben Grimm, grande amico di Reed, acquista una forza sovrumana, ma gli toccherà un destino meno benevolo dei suoi amici: mentre gli altri possono attivare a loro piacimento i poteri, il corpo di Ben si è tramutato irrimediabilmente in un ammasso di roccia. Ma mentre i quattro riflettono su come porsi nei confronti del loro nuovo destino, non sanno che anche il finanziatore della missione, il dottor Doom (Julian McMahon, protagonista della serie tv “Streghe”) è stato investito dai raggi ed ha cominciato a mutare.
Niente di nuovo sotto al sole. Dei personaggi ordinari scoprono di avere dei superpoteri e si confrontano con essi, ma devono anche preoccuparsi di sconfiggere il cattivo di turno. Gli sceneggiatori Mark Frost (“Fuoco cammina con me”, 1992) e Michael France (autore dell’inguardabile “The punisher” 2004) si limitano sostanzialmente a proporre i ben collaudati cliche del genere, non mancando di inserire qualche trovata divertente. La regia di Tim Story (“New York taxi”, 2004) è da “stipendiato”, nessun guizzo particolare né eccessivo impegno, ma soltanto ordinaria amministrazione. Non una pellicola disprezzabile, ma certamente neanche memorabile, che può efficacemente essere definita come monocorde: non scade mai nella noia, ma non regala neanche sussulti emotivi degni di nota.


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