Gli Studentessi di Elio

Inutile stare a precisare quanto gli Elio e le storie tese siano bravi, geniali e bla bla bla. Basta dare un’occhiata ai commenti che animano i forum sul web, dove è possibile ripescare alcune tra le cose migliori che il “complessino” milanese ha realizzato in 20 anni di esibizioni e produzioni discografiche, e si capta un’unanimità e un’univocità comuni tanto al loro pubblico fedele quanto ai neofiti del verbo EELST.

Studentessi, l’ultimo disco, contiene cose molto diverse tra loro. Tutte abbastanza lontane dall’essere demenziali, etichetta con cui negli anni sono stati spesso sbrigativamente e superficialmente incellophanati dai media e consegnati al grande pubblico. Non è un caso che lo stizzito Gigi D’Alessio, di frequente preso in giro dagli Elii, li abbia apostrofati “Elio e i cervelli fusi”. Che non è comunque male…

Studentessi forse è un titolo demenziale, improbabile e disarmante, con quella copertina poi: una lumaca che si confonde con delle labbra che sembrano cucite col filo. Un tocco di surrealismo a impreziosire una piccola enciclopedia della contemporaneità, dalla prospettiva di chi negli anni ha dato voce all’assurdo, al paradossale, all’innominabile, all’involontariamente comico stratificato nella nostra quotidianità e nel nostro linguaggio, nella nostra corporeità talora ributtante e in improbabili mitologie metropolitane.

Parlare di Studentessi può essere per il recensore un arduo esercizio di sintesi, tanti sono gli umori e le mirabilia che lo attraversano e di cui dover dar conto: acrobazie metriche, testi folli, arrangiamenti audaci ed eterogenei. Più che nel passato, il lavoro degli Elii va giù pesante in termini di dissacrazione, di irriverenza, di sberleffo, divertito sì, ma senza sconti. Viene ad esempio maltrattata certa musica brasiliana, lagnosa e destinata all’intrattenimento presunto chic di luoghi più deprimenti di camere mortuarie; si prende in giro l’hard rock che in Suicidio a sorpresa andante con moto non vomita parole inkazzate di rabbia e bile, bensì espressioni di apprensione e di innamoramento – davvero impedibile -; si ipotizzano scenari inquietanti sulla sorte delle tonsille sradicate, secondo una pratica consueta qualche lustro fa, dalla gola di bambini ignari, addomesticati col trucco del gelato al limone (Gargaroz). E poi citazioni, rimandi, corto circuiti teoretici a partire da sghembe considerazioni sul tempo (“non mi scordo del futuro, non prevedo il mio passato…”), iniezioni di follia gratuita – un clone di Celentano preannuncia e auspica un’aggregazione partitica da contrassegnare e sintetizzare figurativamente con un “cuore della mamma” (La lega dell’amore).

Studentessi richiede un ascolto attento; è incompatibile con una fruizione superficiale. Non può funzionare da sottofondo. Si discosta cioè dalla mostruosa e prescindibile quantità di musica che ci circonda e che neuroni minimamente vigili si sono abituati a tenere a freno in modo automatico, se vogliono evitare di soccombere di inquinamento acustico.


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