Gela, 27 deleghe al vicesindaco non grillino Consiglieri: «Si viaggia fuori dal verbo del M5s»

«Gli assessori non grillini si devono dimettere». Quando Angelo Amato, consigliere del Movimento cinque stelle, affonda il colpo contro l’amministrazione del suo stesso colore, nessuno in aula rimane sorpreso. In fondo è il momento finale di un dissenso che a Gela va avanti da almeno un mese, tra dichiarazioni ai giornali e sterili tentativi di confronto all’interno del Movimento. «Il signor sindaco – afferma il giovane Amato che neanche nomina Domenico Messinese nel suo intervento – viaggia in tutt’altra direzione rispetto al verbo dei Cinque stelle». Sulla testa del primo cittadino pende l’accusa di eresia. «La città ha dato fiducia al Movimento e non agli assessori – continua – Come si può essere efficienti con ben 27 deleghe?». Il riferimento è al vicesindaco Simone Siciliano, messo sotto accusa già poco dopo il suo insediamento, in quanto secondo molti vero deus ex machina dell’amministrazione, pur non essendo attivista del meet-up

Il 22 ottobre, nell’ambito della rimodulazione delle deleghe dopo l’allontanamento dell’ex assessore anarchico Fabrizio Nardo, l’accentramento delle funzioni è stato evidente. «Con il nuovo quadro politico-amministrativo il vicesindaco Siciliano – si legge nel comunicato stampa inoltrato dal Comune – oltre alle deleghe a bonifiche, ambiente, ciclo integrato dei rifiuti, società miste e partecipate, grandi infrastrutture, politiche industriali e produttive ed energie, detiene anche quelle a politiche comunitarie, fondi europei, nazionali e regionali, contratti, Suap, attività produttive, agricoltura, pesca, artigianato, commercio, incentivazione dell’attività dei centri commerciali naturali, Urp e Sportello Europa». Il diretto interessato però non ci sta. E, pur non perdendo serenità, attacca: «Alcune persone – spiega a MeridioNewssoffrono di infantilismo in tarda età. Abbiamo più volte discusso. A questo punto procedano per vie legali, se credono che ci sia qualcosa che non va. Io non ho nulla da rimproverarmi, il danno lo fanno al Movimento». 

Intanto i rapporti tra consiglio comunale e amministrazione rimangono tesi. Durante la seduta di ieri all’ordine del giorno c’erano undici mozioni. Ne è stata approvata solo una. I consiglieri di centrosinistra, sostenitori dell’uscente e sconfitto Angelo Fasulo, hanno duramente criticato l’assenza di Messinese e Siciliano, di ritorno da un’audizione a Palermo che aveva come tema l’amianto. Quindi sono usciti dall’aula facendo venir meno il numero legale. 

Non c’è stato quindi il tempo per occuparsi delle tre vertenze che segnano profondamente una città dove ogni giorno si aprono nuove crisi. Erano infatti presenti gli sfrattati del quartiere Scavone, per i quali qualche spiraglio dovrebbe aprirsi nella giornata di giovedì, come confermato dalle parole dell’assessore all’Urbanistica Francesco Salinitro. In aula anche gli ex lavoratori della Tekra, la società campana che si occupa della gestione dei rifiuti tra le critiche i cittadini e di cui l’amministrazione sarebbe sul punto di disfarsi a gennaio, al momento del nuovo capitolato. E c’erano pure gli ex lavoratori Cogetra, la ditta per il trasporto disabili, al momento bloccata in attesa del nuovo bando. Ma le loro richieste non hanno trovato posto nel dibattito politico. 


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