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Pagare un mutuo senza saperlo: la Sicilia al primo posto nella truffa del credito

Ritrovarsi un finanziamento o un mutuo, senza neanche saperlo. In Sicilia succede più spesso che altrove. Sono le frodi del credito basate sul furto di identità: un business criminale che, in Italia, ha fruttato oltre 86 milioni nei soli primi sei mesi del 2025. E che vede al primo posto la Sicilia, secondo i dati dell’osservatorio Crif, per incidenza delle frodi rispetto al credito erogato. E al secondo posto – dopo la Lombardia, che pure ha il doppio degli abitanti – per numero di casi segnalati. Quasi il 14 per cento in più dell’anno precedente. «Non solo numeri, ma una vera e propria emergenza sociale che colpisce famiglie, lavoratori e imprese – commenta Gabriele Urzì, dirigente nazionale Fabi e responsabile Salute e sicurezza Fabi Palermo -. È inaccettabile che la nostra regione, già penalizzata da una cronica difficoltà di accesso al credito, debba ora fare i conti anche con il primato negativo delle frodi».

Come funzionano le frodi del credito

C’è chi è stato convinto a fornire i propri dati a distanza per velocizzare l’iscrizione a un servizio e chi voleva solo prenotare una casa vacanze (inesistente). In ogni caso, si tratta di cittadini che, a un certo punto, scoprono di avere una linea di credito a proprio nome, senza averla richiesta. Si tratta soprattutto di piccole cifre, per di più rateizzate, che i truffatori sperano passino inosservate o scoraggino le vittime a intraprendere una denuncia. Finanziamenti di solito tra i 1500 e i 3mila euro, anche se sono in aumento i casi con importi fino a 10mila euro. Accollati ai malcapitati per lo più tramite prestito finalizzato. Ma anche come prestito personale, con casi in aumento, mentre diminuiscono le frodi sui mutui e le più note tramite carta di credito. Settore emergente, infine, è quello della moderna rateizzazione degli acquisti online.

I beni comprati a spese altrui

Soldi rubati che finiscono a finanziare, soprattutto, l’acquisto di elettrodomestici. Categoria che rimane la preferita dei truffatori, ma meno rispetto al passato. In crescita, invece, l’abbigliamento, specie se di lusso, e i dispositivi elettronici. Ma anche auto e moto, senza disdegnare le più costose ristrutturazioni di immobili e beni per l’arredamento. In oltre il 70 per cento dei casi, il canale preferito per gli acquisti sporchi rimane la grande distribuzione: un altro modo per confondersi tra migliaia di transazioni e provare a farla franca. Settore particolare, infine, è quello delle prestazioni sanitarie pagate con i fondi frodati a ignari utenti: circa il 7 per cento dei casi segnalati. Tutte pratiche mandate avanti da truffatori così impegnati da non pensare neanche alle vacanze: settore che cresce, pur rimanendo l’1 per cento dei casi.

Il profilo dei truffati

La maggioranza delle vittime è composta da uomini con meno di trent’anni. Persone che scoprono di avere un finanziamento a proprio nome anche tre o cinque anni dopo la sua attivazione. Solo la metà dei casi, infatti, viene rilevata entro il primo anno. E, sempre più spesso, nei primi sei mesi. Il canale della scoperta rimane sempre lo stesso: una telefonata o un messaggio dell’istituto di credito. Dai toni più o meno piacevoli: per comunicare la conferma dell’erogazione del finanziamento o per sollecitare il pagamento di una rata. In ogni caso, all’insaputa dell’intestatario. Che non di rado viene anche segnalato come cattivo pagatore, provocando il rifiuto dell’accesso al credito. Anche quando lo ha davvero richiesto. «Servono interventi strutturali – conclude Urzì -. Maggiore controllo sulle procedure di concessione del credito, investimenti nella sicurezza digitale e campagne di informazione rivolte alla cittadinanza».


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