Francavilla, centro per più disagiati rinasce dopo il rogo Diecimila euro da cittadini e commercianti, molti servizi

«Non tutto quel che brucia si consuma». È questo il motto a cui si sono ispirati i volontari dell’associazione Penelope di Francavilla di Sicilia che lo scorso 16 aprile hanno inaugurato il Banco del mutuo soccorso, recuperando la struttura di via Liguria che nel febbraio 2015 ignoti diedero alla fiamme.

L’incendio distrusse parte dei locali che l’associazione utilizzava per dare assistenza alle categorie più disagiate. I ragazzi di Penelope furono costretti a interrompere le propria attività, ma iniziarono fin da subito ad adoperarsi per rimettere in piedi l’edificio e riaprire le porte ai bisognosi. Ci sono riusciti in tempo record, senza alcun aiuto delle istituzioni. «Il Comune di Francavilla – spiega il presidente dell’associazione Giuseppe Bucalo – è proprietario della struttura, ma si è rifiutato di effettuare gli interventi di manutenzione straordinaria resi necessari dall’incendio. Il mancato appoggio dell’amministrazione non ci ha però scoraggiati, nei mesi scorsi abbiamo chiesto aiuto a cittadini e imprese commerciali, raccogliendo dei fondi con la campagna Aggiungi un posto a tavola. Alla fine abbiamo ricevuto più di 10mila euro che ci hanno permesso di completare i lavori. È un traguardo importantissimo, per noi e per tutta la comunità».

L’associazione, grazie al contributo di 15 volontari e della coordinatrice Tiziana Grasso, da dieci anni è schierata al fianco di soggetti emarginati, aiutandoli a reinserirsi nella società. «Garantiamo assistenza a persone con vari tipi di problematiche – racconta Bucalo – . Da noi trova conforto chi è affetto da patologie psichiatriche, chi è disabile o chi è appena uscito dal tunnel della droga. Presto riattiveremo la mensa sociale offrendo due pasti al giorno ai più bisognosi».

Solo uno dei numerosi servizi offerti a un’utenza proveniente da tutti i paesi della valle dell’Alcantara. Nell’immobile di via Liguria trovano spazio, infatti, uno sportello per il microcredito, un centro antiviolenza, un ufficio di collocamento e uno per la mediazione culturale. «Contiamo su una rete di servizi in tutto il distretto – precisa Bucalo – e presto la nostra macchina tornerà a regime. Abbiamo in cantiere diversi progetti come il laboratorio per le conserve alimentari o per il recupero delle eccedenze alimentari. Prima dell’incendio garantivamo assistenza a più di cento persone, la maggioranza delle quali italiane. Adesso vogliamo ripartire da questi numeri, sfruttando anche bandi regionali e nazionali anche se finora i maggiori finanziamenti sono giunti dal contributo spontaneo di soci e privati».


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