Follia aver bloccato la formazione in Sicilia

di Antonio Spallino

Ma è possibile che quando si parla di formazione professionale se ne deve parlare sempre e in ogni modo male? La cosa comincia a diventare insopportabile ed offensiva per gli operatori. Tra questi c’è sono moltissimi che d’anni hanno lavorato all’interno del sistema con dignità e professionalità. Il sistema formativo regionale siciliano al suo interno ha punte d’eccellenza che non si trovano in nessuna delle altre regioni d’Italia. Nella nostra regione esistono, nonostante le mille difficoltà seminate ad arte dalla burocrazia, Enti ed operatori che credono ancora nella missione formazione.

Ricordiamocelo questo tipo di servizio serve ed è indispensabile per migliaia e migliaia di giovani appartenenti a famiglie con redditi bassi, a giovani diversamente abili, a giovani che abbandono la scuola per ragioni economiche, a giovani che sono espulsi dalla scuola. Quale altra istituzione oggi è in grado di sopperire alla mancanza di questo servizio? No certamente la scuola. I politici e le parti sociali dovrebbero comprendere che non è possibile negare ai giovani siciliani il diritto sancito dalla Costituzione Italiana all’elevazione della professionalità.

Purtroppo, dispiace dirlo, la miopia della politica siciliana ha disatteso quest’aspetto della Costituzione ed ha lasciato i nostri giovani privi di quest’indispensabile servizio. La classe imprenditoriale isolana dovrebbe poi capire una volta e per tutte che avere giovani formati rappresenta una risorsa umana che aiuta lo sviluppo.

Certo, se questi signori imprenditori pretendono dalla formazione che i giovani qualificati trovino tutti e subito un lavoro si attrezzino per fare i miracoli. Quando si avventurano ad analisi di mercato recitino il mea culpa. Lo dico con chiarezza: fino ad ora non hanno mai avanzato formale richiesta di qualifiche professionali per soddisfare le loro esigenze di lavoro. Hanno sempre cercato di accaparrarsi i finanziamenti della formazione per utilizzarli per altri fini.

Nemmeno la scuola pubblica forma giovani che una volta diplomati riescono a trovare un lavoro. Allora che si fa: si chiudono le scuole perché i diplomati o i laureati non trovano lavoro? Se è questa la soluzione cui aspira l’imprenditoria siciliana lo dica chiaramente.

E’ bene specificarlo. Una cosa è l’istituzione del servizio della formazione professionale, un’altra cosa, ben diversa, è l’uso distorto che ne ha fatto la politica. Certo, è difficile giustificare l’enorme flusso finanziario destinato alla formazione professionale negli ultimi quattro o cinque anni. Si è passati dai circa duecento milioni delle vecchie lire del 1977 ai quasi trecento milioni d’euro d’oggi. Com’è stato possibile? A chi è servito tutto questo? Dove erano i politici che prima hanno avallato leggi e disposizioni ed oggi sparlano del sistema?

Abbiano la compiacenza di stare zitti. Rispettino l’onorabilità degli operatori che magari loro stessi hanno fatto assumere. Si adoperino affinché il sistema sia rilanciato e qualificato. Si avvalgano delle loro prerogative per salvaguardare gli ottomila operatori che rischiano di essere licenziati. Ed a proposito di ciò ritengono ingiusto ed ingeneroso addebitare colpe agli operatori.

Questi – cioè gli operatori della formazione professionale siciliana – come tutti gli altri siciliani hanno una sola colpa, ed è quella d’avere bisogno. Bisogno che nasce dalla necessità di soddisfare le esigenze più elementari, di poter realizzare il sogno d’ogni cittadino di affrancarsi dalla subordinazione nei confronti di questo o di quello.


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