Fogne, allarme sui torrenti Forcile e Fontanarossa «A che serve pagare la tassa sulla depurazione?»

Continuano le denunce dei partiti e delle associazioni cittadine sulle fogne a cielo aperto che imperversano in diverse parti della città. Dopo le recenti segnalazioni sul problema degli scarichi in mare a finire sotto i riflettori sono stati i quartieri dell’area aeroportuale: San Giuseppe la Rena Santa Maria Goretti. Per via, in particolare, dei torrenti Forcile e Fontanarossa. Incuria, assenza di manutenzione e innalzamento del livello di acqua e liquami sono stati segnalati, nel corso di una conferenza stampa, da alcuni esponenti di Sinistra italiana e dai rappresentanti delle associazioni Consitalia e Nuovi consumatori europei. «Questi sono quartieri che sistematicamente vengono invasi da reflui che non sono più a carattere torrentizio ma stabili – spiega Marcello Failla, esponente di Sinistra italiana –. In passato, nel periodo estivo, un sistema di pompaggio spostava queste acque verso il depuratore di Pantano d’Arci. Questo non accade più da anni e l’attuale blocco del torrente Fontanarossa determina un infestamento da zanzare e da altri insetti che mette a rischio la salute dei cittadini». 

Una situazione che si ripresenterebbe sistematicamente all’inizio della stagione estiva, che rischia di compromettere anche la stagione balneare. «Il godimento del mare è un diritto inalienabile – spiega Marisa Barcellona, ordinaria di Biochimica dell’università di Catania ed esponente di Sinistra italiana -, ma questo inquinamento, che fa registrare concentrazioni elevate di enterococchi fecali, lo scorso anno ha determinato un’improvvisa epidemia di patologie gastrointestinali, assolutamente non ascrivili ad alterazioni del cibo o dell’alimentazione, ma sicuramente dovute all’aumento di questi batteri. Affinché l’acqua venga considerata idonea alla balneazione deve essere totalmente assente l’intera filiera degli enterococchi». Un appello che gli organizzatori dell’incontro hanno rivolto alla città e all’amministrazione comunale, invitandola a intervenire tempestivamente su tutto il territorio cittadino, con dipendenti e mezzi propri, affinché il sistema dei torrenti venga convogliato verso il depuratore di Pantano d’Arci, senza mettere a rischio le coste e le spiagge della città. «Negli ultimi venti anni le amministrazioni che si sono susseguite – afferma Nunzio Vasta, responsabile di Nuovi consumatori europei – non solo non hanno affrontato il problema ma non lo hanno neanche impostato. Periodicamente noi sentiamo dire che sono in arrivo delle somme però, ad oggi, non è stato avviato nessun lavoro». 

Un problema che non riguarda solo i quartieri della zona aeroportuale ma che coinvolge l’intera città di Catania. Il sistema fognario, ancora oggi, è a macchia di leopardo e, secondo alcuni dati, l’allacciamento alla rete garantisce solo una piccola parte della città mentre rimane esclusa almeno la metà della popolazione, che riversa i reflui in mare o nel sottosuolo. Un impatto ambientale insostenibile per la città sul quale pende anche la procedura d’infrazione, avviata nel 2009 dalla Comunità europea, per violazione delle norme sulla raccolta, il trattamento e lo scarico delle acque reflue. «Siamo partiti da questo quartiere – spiega Fabio Micalizzi, presidente regionale di Consitalia – non solo perché in questa zona ci sono problemi sia in inverno, con acquazzoni che creano disagi per abitanti e automobilisti in transito, che in estate. Le pompe sono in disuso, gli sbarramenti artificiali, creati con un po’ di terra intorno al canale, non sono assolutamente efficaci, e, in passato, anche i pescatori hanno avuto problemi di mancata pesca e ripopolamento ittico. Episodi che si sono verificati anche ad Aci Castello e Aci Trezza. Recentemente, la nostra associazione ha ispezionato tutta la costa acese e nell’area marina dichiarata protetta abbiamo censito 12 discariche fognarie abusive altamente inquinanti». «Alla gente fanno pagare la tassa sulla depurazione – commenta amareggiato Carmelo Santangelo, uno dei cittadini presenti all’incontro – anche se ad usufruire del servizio è solo una piccola quantità di persone. Quello che manca è la cultura della salvaguardia del mare».


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