Foto di Cor Gaasbeek

La legge sul suicidio assistito in Sicilia attende di essere discussa: «Dall’Isola 130 richieste l’anno»

In Toscana il suicidio assistito è legge, in Sicilia resta ancora disegno. Una normativa nazionale sul fine vita non esiste (anche se la morte assistita in Italia, a determinate condizioni, è legale dal 2019 grazie a una sentenza della Corte costituzionale) e, per questo, la responsabilità sulla regolamentazione passa alle Regioni. All’Assemblea regionale siciliana era stato, a maggio scorso, il Partito democratico a presentare un disegno di legge che attende ancora di essere discusso in sesta commissione. «Ho già chiesto che venga calendarizzato il prima possibile», dichiara a MeridioNews il deputato Giovanni Burtone che di quel ddl è primo firmatario. «È una battaglia di civiltà – sottolinea Maurizio Vaccaro, il coordinatore cellula etnea dell’associazione Luca Coscioni – Un diritto che, come tutti gli altri diritti, è aggiuntivo».

Un diritto che, insomma, non toglie niente a nessuno. Semmai vorrebbe dare garanzie a tutti. Comprese le circa 130 persone che, solo nell’ultimo anno, dalla Sicilia hanno inoltrato una richiesta di primo contatto per avere informazioni sull’accesso alla procedura del suicidio medicalmente assistito. «Un numero più alto rispetto ad altre regioni, eppure sottostimato perché chi chiama al numero bianco – chiarisce Vaccaro – ha la possibilità di rimanere anche anonimo». Al momento, la legge non consente trattamenti che determinino la morte. Un paziente affetto da una patologia irreversibile, in sostanza, può lasciarsi morire chiedendo l’interruzione dei trattamenti di sostegno vitale (l’idratazione e l’alimentazione artificiale) e la sottoposizione a sedazione profonda continua. Un processo lento e doloroso. «Nel ddl che abbiamo presentato e che chiediamo venga discusso presto dalla commissione Sanità – spiega Burtone – è di garantire al malato una morte più rapida, indolore e dignitosa con l’autosomministrazione del farmaco letale sia in ospedale che a casa».

Una proposta che per qualcuno rappresenta «un pericolo». È il coordinatore siciliano dell’Udc Decio Terrana a sostenere che una legge sul fine vita «potrebbe indurre le persone più vulnerabili a sentirsi obbligate a scegliere il suicidio assistito». Come se la legge sull’aborto potesse indurre le donne ad abortire o quella sul divorzio a mettere fine ai matrimoni. «Non pensavo di dovere specificare l’ovvio – commenta il deputato del Pd – ma non ci sarà nessun obbligo per nessuno. Semplicemente, chi non vuole ricorrere al suicidio assistito ne ha già diritto». Mentre manca per chi vorrebbe fare una scelta di vita – e di morte – diversa. Al punto che storie private diventano questioni pubbliche e finiscono perfino nelle aule di tribunale con l’accusa di istigazione al suicidio: è il caso, per esempio, di Marco Cappato per dj Fabo o a Emilio Coveri per Alessandra Giordano

«Vorremmo che fosse davvero Liberi subito, liberi fino alla fine», dice Burtone riprendendo il claim della proposta di legge il cui obiettivo definire i ruoli, regolamentare le procedure e i tempi del Servizio sanitario regionale. «Dovrebbero essere le strutture sanitarie pubbliche a garantire il supporto, l’assistenza e i mezzi necessari in modo gratuito». Nel ddl è prevista l’istituzione di una commissione medica multidisciplinare permanente che si occupi di verificare le condizioni di accesso al suicidio assistito entro dieci giorni dalla richiesta da parte del paziente. «Sono diritti per i quali in un paese civile non si dovrebbe nemmeno combattere e, invece – conclude il coordinatore dell’associazione Luca Coscioni – troppo spesso si arenano di fronte a questioni di principi e di coscienza».

 


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