Festa de l’Unità, scritta sui muri contro il Pd «Governo Renzi è negazione di democrazia»

«Disoccupazione e sfruttamento: per noi non è una festa». Questa mattina la sede del Partito democratico di via Savoia, nella zona di piazza Borgo, si è svegliata con una scritta sul muro davanti al portone. A renderlo noto è stato il gruppo Le ragazze e i ragazzi della piazzetta, giovani attivisti che si riuniscono nello spazio accanto all’istituto tecnico Archimede, nei pressi di piazza Santa Maria di Gesù. È una delle azioni dimostrative contro la Festa nazionale de l’Unità, l’evento che si svolgerà alla villa Bellini dal 28 agosto all’11 settembre. Un appuntamento al quale prenderà parte anche il presidente del consiglio Matteo Renzi, assieme ai ministri del governo e alle teste di serie dei dem. 

Mentre il giardino storico di via Etnea viene tirato a lucido per l’occasione e, a meno di una settimana dalla partenza, si attende ancora il programma ufficiale – politico e musicale – della manifestazione, gli attivisti catanesi iniziano le loro proteste. In attesa dell’11 settembre, momento in cui – per chiudere la kermesse catanese – dovrebbe essere in città proprio l’ex sindaco di Firenze. «Ci chiameranno vandali, ma i danni prodotti nel paese da questo governo vanno ben oltre uno spruzzo di bomboletta spray», scrivono gli autori delle scritte in una nota diffusa dalla pagina Facebook degli attivisti di piazza Santa Maria di Gesù

«Ci chiameranno antidemocratici – prosegue la nota – e se l’affermazione viene da loro, a noi va benissimo esserlo. Il governo Renzi e il Partito democratico rappresentano la negazione del concetto stesso di democrazia». Il motivo sarebbe che è «politicamente illegittimo e non eletto realmente dai cittadini». Un riferimento, poi, va alla politica locale e alla presunta «presentazione dello sgraditissimo Enzo Bianco alle elezioni regionali». Voce, quest’ultima, che si rincorre da tempo, tra smentite e passi indietro, tra i bene informati isolani. «La Sicilia – concludono gli attivisti – non è terra di passerelle politiche, ma di una realtà sofferente e storicamente abbandonata dalle istituzioni».


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