Femminicidio e maschicidio, seminario a Enna per i giornalisti

di Ivan Scinardo

C’è un fenomeno che rischia di aumentare in maniera esponenziale: è il “Maschicidio”, la tendenza da parte delle donne a prevaricare sull’uomo anche con casi di violenza eclatanti. Ne ha parlato nel corso di un seminario, riservato ai giornalisti, all’università Kore di Enna, la criminologa Iva Marino.

Invitata dal presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, Riccardo Arena, e dal segretario provinciale dell’Assostampa di Enna, Josè Trovato, l’esperta in scienze forensi si è soffermata a lungo sui fatti dell’attualità, circumnavigando sul tema: “Casi di violenza alle donne, i limiti della notizia”.

La premessa appare quasi scontata, viviamo in una società narcisistica, dove è esplosa una multiculturalità, che spesso sfocia in violenza per mancanza di rispetto verso l’altro. Il narcisismo, dunque, declinato in tutti i suoi aspetti, da quello più innocuo, definito anche sano, con atteggiamenti che non danneggiano gli altri, al narcisismo patologico.

La donna come proprietà privata da parte dell’uomo. “Il femminicidio – ha detto la criminologa – è sempre frutto di un narcisismo patologico che si instaura nell’ambito di una relazione perversa. Il profilo dell’uomo che esercita violenza sulla donna è stato ampiamente studiato su un piano multidisciplinare dalla vittimologia, dalla crimonologia e dalla psicologia. Non è un caso che negli ultimi anni si siano iscritte migliaia di donne alla facoltà di Psicologia di Enna con l’obiettivo di fare nella vita le criminologhe”.

Alla domanda, da parte di un giornalista in sala, sul perché questo interesse attorno alla materia, la criminologa ha risposto che c’è sempre stata l’attrazione verso il male, e si richiama al fenomeno osservato dagli psicologi sociali denominato “Effetto finestra sul cortile”, tra l’altro ampiamente teorizzato nel libro “Il fascino del male” da Alessandro Meluzzi.

“C’è quasi sempre indifferenza emotiva nell’uomo che esercita una violenza – ha detto Iva Marino – tenta continuamente di confondere la vittima, disorientarla, magari dismostrandosi a volte gentile, ma poi irrimediabilmente violento”.

La criminonologa ha parlato di dominio, sopraffazione , sindrome ossessivo -compulsiva. I criminologi da qualche anno a questa parte studiano non solo la vittima, ma anche gli uomini che esercitano violenza. Esiste infatti il Ccm, acronimo che sta per Centro ascolto uomini maltrattanti, un luogo dove si cerca di recuperare alla vita normale gli uomini che hanno usato violenza sulle donne.

La lezione sul femminicidio è servita ai giornalisti anche a ripercorrere molti titoli di giornali sbagliati, dagli omicidi eclatanti di Sara Scazzi, Samuele Lorenzi, Meredith Kercher, con messaggi a volte diseducativi. Da qui l’invito della professoressa Marino a evitare gli stereotipi e le frasi fatte come “amore perverso”, “follia d’amore”.

I media hanno l’obbligo di portare avanti una battglia che sia prima di tutto culturale, da qui il concetto di mediatizzazione, ossia quel complesso ruolo di avvicinamento/ distanziamento che i media esercitano da sempre nelle società cui appartengono.

Durante il seminario si è parlato anche del decorso giudiziario di molti processi influenzati dai media. L’esperta in scienze forensi ha poi affrontato il tema della “Alessitimia” come un disturbo che consiste in un deficit della consapevolezza emotiva, palesato dall’incapacità di riconoscere e descrivere i propri e gli altrui stati emotivi. Viene attualmente considerato anche come un possibile deficit della funzione riflessiva del Sé.

Per la crimonologa, oggi è più che mai fondamentale curare e prevenire i fenomeni. Un accenno anche alla droga da stupro, sostanze ipnotiche che possono essere inserire nel cibo o nell’alcool e provocare un totale perdita di memoria da parte della vittima.

Il seminario si è concluso con degli interrogativi da parte della professionista che ha ricordato a se stessa di ricercare sempre la verità; rivolgendosi ai giornalisti ha chiesto:

Esiste una morale dei giornalisti? Come cambiano i valori della deontologia professionale?

Il dibattito è aperto.

 


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