Fava e l’interrogazione sul porto di Augusta «Il ministro o chi per lui l’ha data a Gemelli»

«Mi indigna che il governo abbia fatto sapere a lui e non a me cosa pensava della mia interrogazione». Nelle parole di Claudio Fava, «lui» è Gianluca Gemelli. Il vicepresidente della commissione nazionale Antimafia, un anno fa – quando ancora era lontano il clamore dell’indagine sulla lobby del petrolio partita da Potenza – ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, per chiedere chiarimenti sul porto di Augusta, su alcuni lavori, sulla poca trasparenza e sul perché venisse lasciato al posto di commissario Alberto Cozzo, oltre i tempi canonici. L’interrogazione porta la data del 23 aprile 2015. Cozzo e Gemelli ne parlano al telefono il 5 maggio. «Ah minchia, l’Antimafia praticamente, perché questi qua… guarda quelli che utilizzano i cognomi dei martiri per fare carriera, fanno ancora più schifo degli altri… lei, la Borsellino, questa è gente che proprio andrebbe eliminata», afferma Gemelli. «Quando Cozzo e Gemelli parlano della mia interrogazione, questa non era stata ancora resa pubblica – sottolinea Fava – ciò significa che il ministro o chi per lui gliel’ha fatta avere, qualcuno ha passato quel documento ai soggetti direttamente interessati, anziché rispondere a me».

Fava, lei ipotizza un canale diretto tra il ministero dei Trasporti e la rete di Gemelli?
«Mi sarei aspettato che Delrio rispondesse a me, invece è passato quasi un anno e non ho ricevuto risposta. Eppure pochi giorni dopo queste persone parlavano delle mie richieste, e ne parlavano con consapevolezza, non come se fosse una cosa che avevano appreso da poco. Quando c’è un’interrogazione che pone problemi su fatti, evidentemente c’è chi pensa che, piuttosto che rispondere, sia opportuno far sapere ai soggetti interessati come parare il colpo. Questa è una mancanza di rispetto nei confronti del Parlamento e rafforza la percezione di cordate che legano interessi particolari a quelli del governo». 

Un anno fa, quando presentò l’interrogazione, si aspettava che sotto ci fosse quello che sta emergendo nell’indagine?
«Non lo sospettavo, ma lo temevo. Dentro alcune sacche di opacità c’è sempre il rischio che non ci siano sviste, ma anche comportamenti omissivi o dolosi, a maggior ragione per l’importanza del porto di Augusta». 

Cosa ha pensato leggendo le intercettazioni di Gemelli su di lei, Chinnici e Borsellino?
«Ho pensato che parla come un mafioso, ma è un bamboccio, un faccendiere che ha avuto una reazione volgare e piccata. Non mi dà ansia né mi preoccupa che dica che quelli come me vadano eliminati. Mi stupisce il credito che ha avuto. Il governo spieghi perché non ha risposto a me, e com’è che l’interrogazione sia invece finita nelle mani sbagliate». 

Qualcuno l’ha chiamata per questa vicenda? Ha ricevuto telefonate da Ivan Lo Bello (vicepresidente nazionale di Confindustria)?
«No, nessuna chiamata, probabilmente perché sanno che, se lo avessero fatto, non avrebbero ottenuto nulla».

A lei risulta che il ministro Delrio stesse valutando la nomina di un’altra figura al posto di Cozzo alla guida dell’Autorità portuale di Augusta, prima del presunto intervento della rete di Gemelli? 
«Non lo so. So che c’era un regime di proroga da troppo tempo, mentre c’erano tutti gli elementi per scegliere. Nella mia interrogazione si chiede perché non venisse fatta una scelta, a prescindere dai nomi». 

Delrio dice che si tratta solo di una fase di interregno in vista dell’applicazione della riforma delle autorità portuali.
«Se è così, bastava metterlo per iscritto in risposta alla mia richiesta. E poi io chiedevo anche altro, a cominciare da un’ispezione sulle attività della gestione precedente a quella di Cozzo».

A breve il ministro sceglierà il nuovo presidente dell’Autorità. Secondo lei sarebbe auspicabile un cambio alla guida?
«Ci sono due livelli di ragionamento da fare. Uno è sull’autorevolezza morale, l’altra sull’ambito operativo. Ma un’intercettazione di questo tipo, proprio con Cozzo, non può non incrociare valutazioni anche di tipo professionale. Non si può scegliere solo in base ai curricula».


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