Edilizia, ieri 5 mila adettI in in piazza a Palermo, ma il Governo Crocetta fugge

Vi ricordate alla vigilia delle elezioni regionali la maree di promesse elettorali e gli impegni presi nei confronti dei siciliani dai candidati all’Assemblea regionale siciliana? Le promesse e gli impegni si sprecavano. Il bene comune, il bene della Sicilia e dei Siciliani, il lavoro, l’occupazione, il rilancio dell’economia, la moralizzazione della vita pubblica, lo sviluppo delle attività produttive, la salvaguardia dello Statuto e la difesa dell’Autonomia, la razionalizzazione della spesa pubblica e tanto altro in cui erano tutti impegnati a spararle più grosse pur di abbindolare gli elettori siciliani.

Ebbene, come proverbialmente si dice, finita la festa gabbato lo Santo. Finite le elezioni, gabbati gli elettori. Così, buona parte di questi paladini degli interessi dei siciliani hanno gettato la maschera, dimostrando di essere i continuatori di quei politici che, nel tempo, si sono dimostrati nemici della loro terra e, se non lo avessero ancora capito, di se stessi.

Questo lo diciamo, a ragion veduta, alla luce di quanto è successo in questi ultimi giorni. Ed sattamente due giorni fa, con la grave ed irresponsabile assenza in Aula (cioè a Sala d’Ercole) del Governo regionale e di numerosi parlamentari, allorché si era chiamati a dibattere di un fondamentale punto all’ordine del giorno, ossia la discussione su due mozioni riguardanti la corretta applicazione dell’ articolo 37 dello Statuto. Articolo 37 che, se appunto non correttamente attuato, finirebbe per essere, in base al decreto attuativo e agli accordi con il Governo nazionale, un’ulteriore beffa nei confronti della Sicilia.

L’aula, su un argomento fondamentale per la vita della nostra Regione, lasciata quasi deserta dalla maggioranza dei parlamentari. E, cosa ancor più grave, da alcuni firmatari di una delle due mozioni. Un atteggiamento che ha dato l’esatta misura dell’irresponsabilità di una classe politica autoreferenziale ed inadeguata che tutto fa men che meno gli interessi della Sicilia e dei Siciliani.

Un disinteresse ed un ignavia della classe politica e del Governo regionale riconfermate e perpetuate ieri nella grande manifestazione regionale del settore dell’edilizia promossa dalle organizzazioni di rappresentanza. Una protesta che ha portato, dopo un lungo corteo per le vie di Palermo, sotto Palazzo d’Orleans, sede del Governo dell’Isola, più di 5mila lavoratori del settore convenuti da ogni parte della Sicilia.

Ebbene, a fianco dei lavoratori in lotta per la salvaguardia del loro posto di lavoro e a difesa di un settore vitale per la nostra economia non c’era uno straccio di politico o di parlamentare regionale o nazionale (salvo la fugace apparizione del deputato Fabrizio Ferrandelli: ma una rondine non fa primavera) per sostenere le loro rivendicazioni. E, cosa ancora più grave, che a conclusione della imponente manifestazione la delegazione delle organizzazioni di rappresentanza che si era preparata per essere ricevuta dal Governo regionale per illustrare la propria piattaforma rivendicativa, per l’assenza di rappresentanti dell’esecutivo, non ha ottenuto udienza alcuna, tornandosene così con le pive nel sacco

“Hanno risposto alla protesta civile dei lavoratori e degli imprenditori del settore con l’assenza incivile che è solo prova di insensibilità – è stato il commento finale degli organizzatori della manifestazione -. Staremo sul piede di guerra sino a quando il Governo si dimostri coerente con i buoni propositi e con i proclami sin qui enunciati dando risposte concrete alle nostre richieste”

Questa la cronaca di due giornate e di due avvenimenti significativi in cui una buona parte della classe politica ed il Governo regionale hanno, ancora una volta, dimostrato scarsa sensibilità verso i problemi concreti della Sicilia e dei siciliani

 

 


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Vi ricordate alla vigilia delle elezioni regionali la maree di promesse elettorali e gli impegni presi nei confronti dei siciliani dai candidati all’assemblea regionale siciliana? le promesse e gli impegni si sprecavano. Il bene comune, il bene della sicilia e dei siciliani, il lavoro, l’occupazione, il rilancio dell’economia, la moralizzazione della vita pubblica, lo sviluppo delle attività produttive, la salvaguardia dello statuto e la difesa dell’autonomia, la razionalizzazione della spesa pubblica e tanto altro in cui erano tutti impegnati a spararle più grosse pur di abbindolare gli elettori siciliani.

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