E se Ferrandelli si alleasse con D’Alia?

E se Fabrizio Ferrandelli, candidato a sindaco di Palermo stringesse un’alleanza con l’Udc di Giampiero D’Alia? La domanda non ci sembra oziosa. Anzi. A giudicare da quello che sta succedendo nel capoluogo della Sicilia (basti pensare al tutti contro tutti che va in scena sia nel centrodestra, sia nel centrosinistra), si trattarebbe della prima alleanza di un certo peso nella politica della città, in vista delle elezioni comunali della prossima primavera.
Checché ne pensino i rappresentati della sinistra della città – che, da sempre, guardano con ‘sufficienza’ tutti per poi non vincere mai – quella di Ferrandelli è una bella candidatura. Lo è per tanti motivi, ma a noi piace sottolinearne, ancora una volta, soprattutto uno: perché è l’unico politico – almeno fino ad oggi – che riesce a mobilitare i ventenni su un progetto politico. E poiché Palermo si potrà salvare solo con i giovani, noi riteniamo che la sua sia una candidatura importante. Anche se non dovesse essere eletto sindaco, avrà comunque il merito di avere avvicinato al mondo della politica quella che sarà la futura classe dirigente di una città che – diciamolo – oggi non ha una classe dirigente degna di questo nome.
Ci posto, facciamo un semplice ragionamento politico. L’Udc di D’Alia è un partito che, con estrema chiarezza, si è chiamato fuori dal governo regionale di Raffaele Lombardo. Motivando tale atto con argomentazioni serie: e cioè stigmatizzando l’incapacità dell’attuale esecutivo di fornire risposte concrete ai bisogni della Sicilia. E questa è una verità che è sotto gli occhi di tutti i siciliani (anche della base del Pd dell’Isola, ‘prigioniera’ di un vertice di partito screditato e privo di consenso che, nella disperazione, cerca di costruirsi il consenso che non ha – e che secondo noi non avrà – con il clientelismo).
Su Palermo l’Udc di D’Alia, almeno fino a questo momento, ‘naviga’ in solitudine. Non può certo allearsi con l’Mpa di Lombardo. Non ha motivo di stringere alleanze con il Pd, dal momento che questo partito è ancora legato a allo stesso governo Lombardo. All’orizzonte non si intravede ancora il Partito popolare europeo (Ppe), se non altro perché l’attuale numero uno del Pdl, Angelino Alfano, di fatto, vive sotto la ‘protezione’ di Silvio Berlusconi, che non ha alcuna intenzione di farsi a parte. E fino a quando il Cavaliere sarà ‘piedi piedi’, è chiaro che il Ppe non potrà vedere la luce: se non altro perché un Ppe con dentro Berlusconi non funzionarebbe per motivi che non è difficile immaginare.
Dunque, su Palermo – città peraltro ‘complicata’ e infida – l’Udc di D’Alia non dovrebbe andare né con il centrodestra, né con il centrosinistra. Fabrizio Ferrandelli, da parte sua, benché ancora nelle file di Italia dei Valori (partito che non gli perdona la sua candidatura a sindaco di Palermo, poltrona alla quale punta Leoluca Orlando, leader di Italia dei Valori in Sicilia), è pur sempre un esponente vicino, da sempre, al mondo cattolico: quel mondo cattolico al quale si ispira anche l’Udc di D’Alia. Di più: l’Udc di D’Alia è alla ricerca di un candidato a sindaco di Palermo, mentre Ferandelli – com’è noto – è già candidato alla guida della città da indipendente.
Da qui la domanda: per quale motivo, viste le affinità, Ferrandelli e l’Udc di D’Alia non dovrebbero andare insieme?

 


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