E pur si muove!

Nel XXI secolo qualcuno può finalmente permettersi di mettere in discussione conoscenze da tempo acquisite da tutti e date per scontato senza incorrere in pesanti problemi di censura o senza essere costretto all’abiura dall’Inquisizione. E allora è il momento di porsi domande del tipo: E se tutto quello che ci hanno insegnato a scuola un giorno si rivelasse falso? Se la storia scritta sui manuali scolastici fosse solo «una favola mentita» o una visione distorta e meno inquietante della realtà? Un libro pubblicato recentemente, Gli inganni della storia di Nerino Rossi, insinua il dubbio sulle verità che ci propinano le fonti considerate ufficiali. Queste alcune delle menzogne più clamorose: Mussolini non fu fucilato davanti al cancello di una villa ma sulla porta di una stalla; sarebbero stati più i fascisti uccisi dai partigiani che i partigiani uccisi dai fascisti; non fu Lenin a fare la Rivoluzione d’Ottobre; i Re Magi non furono guidati dalla cometa; per arrivare ai giorni nostri ed alle false prove sull’esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq. E se ci chiediamo la ragione di queste belle menzogne, la risposta è semplice: «e abbiamo visto che molte sono le ragioni, ma la principale è che piacciono di più delle verità».

 

Dai falsi della storia alle citazioni bufale smascherate dal blogger Daniel Finkelstein che sul suo blog elenca le dieci frasi diventate celebri messe erroneamente in bocca a politici, personaggi d’invenzione, filosofi. Si tratta per lo più di banali errori di attribuzione che si sono tramandati nel tempo fino ai nostri giorni. Per fare qualche esempio:la celeberrima frase tradizionalmente attribuita all’investigatore Sherlock Holmes, «Elementare, mio caro Watson», non fu mai scritta dall’autore della fortunata serie di romanzi gialli, Arthur Conan Doyle; oppure non è da attribuire a Benjamin Franklin la paternità del motto «al mondo di sicuro ci sono solo la morte e le tasse», si tratterebbe invece di un tormentone popolare già ai tempi del filosofo. Dunque dobbiamo iniziare a dubitare anche della paternità di frasi divenute celebri e di uso comune, ma dopotutto potremmo consolarci pensando che non è importante chi ha detto quella frase ma chi la usa, e quando però non è certa nemmeno la frase? In molti casi infatti le frasi originali sono state travisate. C’è da chiedersi allora come si sia potuto incorrere in errori di questa portata: si tratta di errori involontari o voluti? Forse anche dietro ad innocue frasi diventate celebri presso la gente comune c’è un lavoro di manipolazione per ottenere consenso o semplicemente andare incontro al gusto comune.

 

Sull’impossibilità di conoscere un’unica verità e di distinguere il falso dal vero Luigi Pirandello basò molte sue opere teatrali. Nella commedia Così è (se vi pare), la verità appare diversa a seconda della prospettiva di chi la guarda ed è impossibile giungere ad una soluzione che soddisfi pienamente la curiosità dello spettatore, poiché mancano i documenti per provare chi dei due protagonisti sia veramente pazzo, ma soprattutto poiché essi si sono creati reciprocamente «un fantasma che ha la stessa consistenza della realtà, dove essi vivono in perfetto accordo, pacificati». La verità non ha importanza per loro, perché è grazie al compromesso che hanno raggiunto che possono sopravvivere e sopportare il dolore dell’esistenza. Per tornare ai nostri giorni, nel tempo si sono tramandate alcune visioni della storia che hanno in un certo senso avuto successo rispetto ad altre e sono state accolte per vere dall’opinione pubblica. Da ciò deriva che ci sono tre modi possibili di affrontare la realtà: o dando spazio al dubbio e all’incertezza o accettando passivamente tutto per vero o ancora dandosi l’illusione della verità.


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