Disabili, un non vedente scrive al Miur «Io qui, mia moglie insegnante al Nord»

«Sono disgustato e amareggiato per l’ingiustizia che ho subito. Vivo con la sensazione di non sentirmi trattato come un cittadino ma come un emarginato, un problema da allontanare. La verità è che noi disabili siamo diventati un peso per la società». Inizia così l’amaro sfogo di Salvatore Bonferrato, non vedente fisioterapista 40enne di Regalbuto, in provincia di Enna, che è stato costretto a tornare a vivere dai suoi genitori ottantenni perché la moglie, insegnante di scuola primaria statale titolare di cattedra a Brescia, è stata assegnata ad una scuola della provincia lombarda per mancanza di posti in provincia di Enna.

Salvatore perde la vista, poco più che ventenne, a causa di una grave forma di glaucoma. «Convivo con la mia cecità da circa 23anni», dice. Ma l’incontro con la donna della sua vita gli regala la felicità, fino al matrimonio, quattro mesi fa. «Subito dopo le nozze, mia moglie ha chiesto per il nuovo anno scolastico l’assegnazione provvisoria interprovinciale nella provincia di Enna, considerata la mia condizione di non vedente prevista dalla legge 104/92 che dà diritto di assistere il coniuge disabile, ma purtroppo così non è stato».

La donna non solo non ottiene l’assegnazione provvisoria, nonostante la precedenza per l’assistenza al coniuge non vedente, ma torna a Brescia, 1.500 chilometri lontano dal marito. Per l’uomo si tratta di un’ingiustizia: «Mia moglie è di ruolo dal 2010, ma le è stata preclusa la possibilità di prestare servizio in una scuola della provincia di Enna e poter assistermi».

Salvatore è disperato. Spera che il suo caso arrivi all’attenzione delle istituzioni e dei media. «Ho scritto al ministero dell’Istruzione per revocare il trasferimento di mia moglie e all’ufficio scolastico del provveditorato di Enna, affinché faccia le opportune verifiche sulle assegnazioni della 104 in provincia perché non è possibile per chi è realmente disabile essere scavalcato dalla burocrazia». E conclude: «Desideravo creare una famiglia e invece mi ritrovo di nuovo solo, abbandonato completamente dalle istituzioni».

A commentare la situazione è Filippo Ciancio, dirigente del provveditorato di Enna e Caltanissetta. «La moglie del signore Bonferrato – spiega – non ha avuto l’assegnazione provvisoria per insufficienza di posti. Le legge 104/92 che è stata introdotta per garantire i diritti dei disabili e chi li assiste, prevede delle precedenze in base alla gravità dei casi. I primi a beneficiare della legge sono i disabili titolari di 104 personale, poi coloro che assistono i propri figli disabili e infine coloro che si occupano dei coniugi disabili. Nel nostro caso, i primi tre della graduatoria sono disabili titolari di 104 personale, i successivi sette sono coloro che assistono i figli e, infine la signora Bonferrato è la prima in graduatoria che ha la precedenza per coniuge, ma disponendo solo di nove posti, e lei essendo undicesima, è stata esclusa». 

Il dirigente ammette le difficoltà: «Tanto la provincia di Enna quanto quella di Caltanissetta presentano numerosi casi di familiari che vengono mandati fuori dalla provincia a insegnare lasciando i propri figli o coniugi senza assistenza. Purtroppo io sono solo un dirigente statale e non posso fare nulla. Per risolvere la questione è necessario un intervento da parte dello Stato».

Secondo Graziamaria Pistorino, segretaria regionale Cgil Scuola «questo meccanismo non funziona e i primi a farne le spese sono proprio i disabili che la legge dovrebbe tutelare. Nella stessa situazione del signor Bonferrato – continua – ci sono anche parecchie mamme di Agrigento che sono costrette a lavorare al Nord, benché abbiano figli gravemente disabili, perché, prima di loro, hanno la precedenza i titolari di 104 personale. Pertanto, riteniamo che è di fondamentale importanza cambiare la normativa».

Analizzando lo scenario politico degli ultimi anni, risulta chiaro, secondo la segretaria regionale Cgil che «l’insufficienza dei posti di lavoro nelle scuole siciliane è dovuto al fatto che molte famiglie emigrano e, di conseguenza, le iscrizioni diminuiscono. Un problema che si potrebbe risolvere aumentando il tempo pieno nelle scuole siciliane che si aggira intorno all’8 per cento rispetto al 40 per cento del Nord. Questa soluzione – conclude – permetterebbe di fare rientrare parecchi insegnanti assegnati al Nord, potenziare la formazione degli studenti siciliani ed eviterebbe la dispersione scolastica che in Sicilia tocca i livelli più alti d’Italia». 


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