Dal 14 al 20 maggio la settimana dei migranti Monsignor Lorefice: «Gesù fu il primo profugo»

Vincere il pregiudizio per costruire percorsi di inclusione e sfatare il concetto di straniero come altro da sé. È il senso della “settimana dei migranti” che dal 14 al 20 maggio animerà Palermo con incontri, mostre, spettacoli, e attività per bambini. L’iniziativa – presentata oggi al palazzo arcivescovile dall’arcivescovo Corrado Lorefice, dal sindaco Leoluca Orlando e voluta da Caritas, Arcidiocesi, Migrantes, Comune e ufficio missionario – unisce un cartello di associazioni di volontariato e comunità a sostegno dei migranti. 

«Oggi rischiamo di innalzare muri e di far diventare più piccolo il nostro mondo, ma Gesù è stato il primo profugo dell’era cristiana. A Palermo convivono popoli diversi, segno di un dialogo e di un confronto che contraddistingue la vocazione di questa nostra città a essere un luogo di incontro», ha detto l’arcivescovo Lorefice. Domenica, dalle 10 alle 20.30 la festa conclusiva dei popoli al Foro Italico con i lavori degli studenti dei licei artistici, giochi per bambini, assaggi di cucina multietnica, canti e danze. Il dettaglio del programma è online sul sito arcobalenodipopoli.it. Tra le iniziative, un incontro sul “futuro dei minori stranieri non accompagnati” mercoledì 16 maggio alle 18 nell’ex chiesa di san Mattia dei Crociferi, e venerdì alle 10 una tavola rotonda sulle “Buone prassi nell’educazione interculturale” in piazza S. Antonino.

«Ci sono scuole primarie dove si arriva al 60 per cento dei minori stranieri, dobbiamo interrogarci su come ci siamo organizzati e approfondire soluzioni come affido familiare e tutoraggio» ha detto Sergio Natoli, responsabile ufficio Migrantes diocesi Palermo. «Avvieremo l’applicazione del modello Spraar anche ai minori stranieri per garantire una migliore accoglienza – ha annunciato il sindaco Leoluca Orlando -. Dopodomani inoltre conferirò la cittadinanza onoraria a 100 bambini i cui genitori non sono di Palermo e che rappresentano il futuro di questa città. Chi viola i diritti della persona nel nome di un Dio offende il suo stesso Dio – ha proseguito il sindaco -, questo oggi è condiviso da musulmani e cristiani ed e questo che rende Palermo capitale della cultura, specialmente quella dell’accoglienza. Il rispetto della persona è il chiodo al quale appendiamo il quadro del nostro impegno quotidiano e ci fa vedere nell’altro una risorsa e un fratello e non un nemico».

Poi una battuta sull’ipotesi ventilata tempo fa di un hotspot a Palermo: «Noi siamo contrari a un hotspot a Palermo, la consideriamo una ferita a una città, sappiamo che la decisione finale spetta al governo nazionale a cui abbiamo fatto sapere per iscritto la nostra contrarietà. Sono 30mila i migranti a Palermo ma in realtà mi preme dire che sono molti di più perché anche chi non ha un permesso di soggiorno è una persona. Mi auguro che il consiglio comunale confermi la posizione espressa come giunta negando l’hotspot, che è cosa diversa da rendere migliore e più umana la prima accoglienza. Invece l’hotspot spesso diventa una scorciatoia per garantire i diritti di chi arriva». 

Infine l’auspicio dell’arcivescovo Lorefice: «Deve essere una festa dei popoli, coltivando la diversità – ha aggiunto Lorefice- ricordate che a Babele si parlava un’unica lingua e ci fu il caos per la pretesa di costruire una ziqqurat simbolo dell’io orgoglioso, ma gli uomini siamo fatti per prenderci per mano e dare gioia».


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