Dal viaggio col barcone al locale in centro a Catania: la rinascita di Dadi, tra fuoco e carne universali

Kebastard: «Un nome che è già tutto il progetto». Incroci e incontri, resi possibili dal cibo. E da una storia personale, quella di Abdallah Dadi, giovane tunisino arrivato in Italia da minorenne in fuga dal regime di Zine El Abidine Ben Ali, attraversando il Mediterraneo. «Quando sono arrivato – racconta a MeridioNews – non parlavo e non capivo nemmeno l’italiano. Poi è in cucina che ho trovato il mio linguaggio, il mio spazio e la mia direzione». Che oggi è, appunto, Kebastard, locale in piazza Sciuti aperto insieme al socio Andrea Graziano. L’imprenditore catanese del settore della ristorazione, nelle cui cucine Dadi ha cominciato a muoversi tra i fornelli. «Da dipendente – racconta Graziano -, ora è diventato mio socio».

Dal viaggio col barcone al locale in centro

«Fin da bambino – racconta Dadi a MeridioNews – ho immaginato il mio futuro in cucina. Ma in Tunisia non riuscivo a vederlo concretizzarsi». Ed è così che, a 16 anni, Abdallah Dadi decide di lasciare il suo Paese. «Ho attraversato il Mediterraneo con uno dei classici barconi. A bordo eravamo 136 persone, caricati come le pecore». A Lampedusa sbarca il 15 marzo del 2011. «È una data che non dimenticherò mai – sottolinea – perché è stata per me una rinascita». La prima tappa di una nuova vita del giovane originario del paese del Nord Africa. Dall’isola delle Pelagie, Dadi viene trasferito in un centro di prima accoglienza per minori non accompagnati a Catania. «Lì mi hanno davvero accolto e rimesso in piedi».

La rinascita a tappe

Una storia di rinascita a tappe che oggi, a distanza di 15 anni, Dadi riesce a raccontare perché «è un ricordo lontano. Ero giovane e non ero consapevole del pericolo che stavo affrontando. Solo adesso lo capisco e il rischio, per me, ha completamente cambiato senso. Dopo avere rischiato la mia stessa vita, l’incognita economica di questo progetto non mi preoccupa». Del resto, tornando all’infanzia con il pensiero, è lì che Dadi rivede le radici di Kebastard. «Sono cresciuto in una piccola fattoria familiare – racconta il co-proprietario del locale -. E mio padre cucinava sempre la carne dei nostri animali con il fuoco». Carne e fuoco, oggi, sono gli elementi principali del progetto che è la sintesi dell’incontro tra i due soci e dell’unione di tradizioni culinarie di territori lontani. Con il kebab che diventa un simbolo gastronomico multiculturale.

Arrivato a Catania e conseguito il diploma di terza media, Dadi frequenta l’istituto alberghiero e prende la qualifica di cuoco. «Il mio sogno di bambino ha iniziato a prendere forma e diventare realtà con il primo stage in un locale di Andrea Graziano». Da quell’inizio, adesso, sono passati più di dieci anni. «Mi sono sentito subito a mio agio in cucina. E, anche se non capivo nemmeno una parola di italiano – dice Dadi, che oggi se la cava molto bene anche con la lingua – mi sono subito saputo muovere». Da aiuto cuoco, passa presto alle sostituzioni. «Poi Andrea mi ha proposto di continuare a lavorare con lui e, così, è cominciata la nostra storia».

La contaminazione nei piatti di Kebastard

Una storia che ha portato all’apertura di Kebastard. Un locale nel cuore del centro storico etneo che «ha un menù – dice Graziano – che permette di fare un viaggio attraverso quattro continenti». Dagli yakitori giapponesi ai satay tailandesi, dai seekh pachistani ai souvlaki greci. Fino agli arrosticini di carne di cavallo con chimichurri e ricotta salata. «Siamo partiti dal valorizzare il nostro incontro – dice Graziano – e abbiamo immaginato di tradurlo nei piatti». E il kebab è diventato il modo per raccontare la contaminazione tra identità diverse. «C’è il Medio Oriente, il Mediterraneo, l’Asia e il Messico», raccontano. Ma poi si approda anche in Sicilia, «da sempre terra di passaggi e stratificazioni». E dell’Isola, infatti, sono diverse materie prime: dallo Za’atar con sommacco siciliano al sesamo di Ispica. Ma anche le varie erbe spontanee, lo yogurt di bufala, il cosacavaddu ibleo, l’aglio rosso di Nubia e la provola delle Madonie.


Dalla stessa categoria

Ricevi le notizie di MeridioNews su Whatsapp: iscriviti al canale

I più letti

Inserirsi per la prima volta nel mondo del lavoro. O tornarci, aggiornando le proprie competenze e qualifiche professionali. L’obiettivo occupazione si fa concreto in alcuni settori e territori, con una domanda di personale qualificato che continua a crescere. E, adesso, è raggiungibile con un nuovo strumento: l’avviso 1 POC 2026 della Regione, per la realizzazione […]