Da Ragusa a Valencia, film in crowdfunding I registi: «In Italia i costi sono troppo alti»

«Se andassimo a bussare a qualche Comune o alla Regione chiedendo dei fondi per realizzare un film, ci vorrebbe molto più tempo per raccogliere la cifra necessaria». Con queste parole Daniele Ragusa Monsoriu e Dario Guastella, filmografi iblei, spiegano la decisione di finanziare attraverso l’opzione del crowdfunding la pellicola che desiderano produrre per il grande schermo. Il film si intitola Tapes ed è ambientato in Spagna, per l’esattezza a Valencia. E’ ispirato ad una storia vera ed ha un budget di 95mila dollari «che servono giusto per le spese basilari», raccontano gli autori.

Dario Guastella e Daniele Ragusa Monsoriu sono due registi indipendenti originari di Ragusa, cresciuti sotto l’influenza del cinema di Federico Fellini, della Nouvelle Vague  di Jean-Luc GodardFrancois Truffaut e del moderno stile americano. Sono giovani, ma hanno alle spalle già diversi lavori cinematografici. Il primo, 25 anni, è grafico pubblicitario e video producer, specializzato in effetti speciali e documentaristica, mentre Daniele, 28 anni, è laureato in cinema al Dams dell’Università di Roma Tre ed è autore di vari cortometraggi. Ragusa Monsoriu ha inoltre lavorato nel comparto scenografico della serie tv Montalbano e ha esportato il suo corto No Land in Florida, tra gli applausi della Sundace Film festival 2012.

Il loro film si chiama Tapes e sarà girato con found footage, una tecnica secondo la quale, spiegano, «le riprese avvengono dall’interno della scena, come se a filmare fosse stato uno dei protagonisti di un fatto realmente accaduto, o come se fosse tutta opera di una o più telecamere a circuito chiuso». L’espediente, molto in voga ad Hollywood da vent’anni, «ci permette un notevole risparmio economico perché non servono grandi cachet per gli attori e grandi cifre, che comunque non avremmo, per la scenografia. Ma – continua Dario – così possiamo realizzare a prezzo contenuto un buon prodotto». Per quanto riguarda la trama, sintetizza Daniele, «sarà un’antologia horror che parte da un antefatto: il ritrovamento di 712 nastri appartenuti ad un serial killer in cui si vedono le fasi dello stalckeraggio e dell’omicidio. Ogni nastro racconterà qualcosa di oscuro e irrisolto che per oltre vent’anni ha terrorizzato la Spagna».

Economiche sono gran parte delle motivazioni alla base delle scelte dei due registi ragusani oltre la tecnica impiegata: la Spagna, il crowdfunding e il genere horror.
Partiamo dunque dai costi. Dario e Daniele hanno attivato una procedura di raccolta di fondi in Rete tramite il sito Indiegogo. «Per fare un film è più facile raccogliere soldi fuori dal mondo del cinema e da quello dei bandi istituzionali – si amareggia Daniele – una volta ho addirittura perso un anno intero dietro ad un bando regionale, poi finito con un nulla di fatto».

Il Crowdfunding è il finanziamento del popolo virtuale, sempre più utilizzato nel campo delle innovazioni e delle startup, che si serve di siti autorizzati e specializzati. «Abbiamo puntato sull’americano Indiegogo perché a differenza dei portali italiani permette di accettare anche una cifra inferiore all’obiettivo che ci si era prefissati di raggiungere entro un certo tempo, due mesi per l’esattezza», spiega Daniele. E puntualizza: «Se arrivassimo per esempio  a 94mila dollari piuttosto che a novantacinque, non potremmo riscuoterne nemmeno uno, senza contare che in America per operazioni del genere ci sono più soldi e più sensibilità».

Partecipare con un finanziamento è semplice. «Si possono offrire da 10 dollari a 25mila ottenendo, in base alla donazione, dvd, biglietti di ingresso alla prima o addirittura banner pubblicitari, tutto con un semplice clic come un normale acquisto online – raccontano i registi – Abbiamo aperto anche un conto corrente e in totale abbiamo racimolato fino ad ora diecimila dollari, pubblicizzandoci attraverso le nostre pagine Twitter e Facebook».

Per il film hanno già scelto la location: «Inizieremo a girare a Valencia ad agosto», si entusiasmano i due filmografi. E spiegano le ragioni della decisione: «Oltre a voler dare respiro internazionale al progetto, in Spagna i costi sono più bassi sotto molti aspetti e soprattutto – precisano – la tassa sul prodotto intellettuale è inferiore rispetto all’Italia». Facendo due conti, sulla scenografia ad esempio, «a Valencia il copyright si acquista con soli 15 euro mentre in Italia la Siae ne chiede 281 per associarsi, 150 annui per conservarne i diritti e 65 per ogni sceneggiatura. A questo si aggiunge il doppio dell’Iva».

Non vogliono fare polemica nonostante la rabbia. «Non parliamo di morte del cinema italiano o siciliano e anzi ci sarebbe piaciuto dare un’impronta sicula a Tapes, ma per due ragazzi della nostra età e con i nostri portafogli qua è più difficile fare film», si giustificano. Considerando l’opzione della realizzazione a zero budget spiegano: «Abbiamo già realizzare cortometraggi senza una lira, ma per questo film abbiamo altre aspettative». «Su Indiegogo si possono acquistare pacchetti di finanziamento fino al 23 marzo mentre per contribuiti diretti sul conto corrente non ci sono scadenze – conclude Daniele – Ci auguriamo di raggiungere una cifra adeguata per dare a questo film quello che merita e quello che abbiamo in mente».


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