Da almeno tre giorni tocco ferro (si fa per dire…)

Buon giorno e condoglianze vivissime. Lei è morto da un anno. E magari non lo sa. In piena società della comunicazione, dove le informazioni viaggiano praticamente in tempo reale, ricevere una lettera del genere (in realtà indirizzata a mia moglie) ti coglie un po’ di sorpresa. E, lo confesso, mi costringe a una serie di riti propiziatori che mi permetteranno di continuare a far parte della schiera dei mortali e non di quella dei morti. Una lettera piena di pathos, scritta da persona seriamente dispiaciuta, la cui conoscenza si perde nei tempi dell’infanzia. Ricca di particolari quasi inediti sulla mia persona. Dove traboccano dispiacere e dolore. Quasi commovente.

Nonostante questo tocco ferro (si fa per dire…) da almeno tre giorni. Per serietà scientifica, comunque cerco di capire se non abbia ragione il mio compagno di allora. Mi guardo allo specchio, cercando di cogliere ogni sfumatura. Magari non rimanda nessuna immagine. Invece, ostinatamente, mi fa vedere la mia faccia smagrita. Poi mi interrogo: e va bene che sono stato male, ma grazie al cielo e ai medici che mi hanno curato sono ancora qui.

Penso a un vecchio telefilm che trasmettevano quando c’era ancora solo la Rai (L’amico fantasma) e vengo assalito di nuovo dal dubbio. Sono morto o no? A detta di tutti quelli che mi circondano, però, la verità emerge prepotentemente: sono vivo. La vicenda mi ricorda alcuni casi che mi sono capitati nella mia professione (faccio o meglio facevo il giornalista) quando in qualche paese siciliano venivano pubblicati i manifesti funebri del povero cristo di turno. O le storie paradossali di chi va al Comune per un certificato e gli viene detto che risulta deceduto da tempo.

Insomma, per farla breve, come avrete ormai capito, sono vivo e vegeto. Un po’ commosso magari per la lettera affettuosa, ma anche un poco iettatoria. Un dispiacere, a dire il vero, ce l’ho. Volete mettere la soddisfazione di assistere al vostro funerale?

[Pubblicato col titolo “Condoglianze per un morto che per fortuna è vivo” su “La Sicilia” di martedì 17 febbraio 2009.]


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