Crollo delle palazzine di Palermo: le responsabilità di Stato e Regione

“Ecco l’ennesima cronaca di morti annunciate. Il tragico crollo della palazzina di via Bagolino, a Palermo, purtroppo non ci sorprende. Da anni proviamo a sensibilizzare le istituzioni, la Regione siciliana in primis, affinché venga adottato un Piano per il recupero e la messa in sicurezza dei centri urbani. Ma, come sempre, ai numerosi appelli non sono seguiti i fatti”.

Amaro il commento del presidente del presidente di Confartigianato imprese Sicilia, Filippo Ribisi. Il crollo delle palazzine, avvenuto stanotte a Palermo, che ha causato la morte di tre persone più una dispersa (anche se non si esclude che ci possano essere altri dispersi) e tanti feriti non coglie di sorpresa Ribisi. Che precisa. “Desidero ricordare che oltre il 60 per cento del patrimonio immobiliare siciliano ha più di cinquanta anni. Le palazzine di via Bagolino erano state costruite addirittura nei primi del Novecento. E sono state realizzate con una normativa meno rigorosa rispetto a quella vigente. Quanto è accaduto è sotto gli occhi di tutti. Ora è assolutamente necessario che il Governo dell’Isola e l’Assemblea regionale siciliana si attivino per evitare altre morti ed altri drammi familiari di persone che rimangono senza un tetto”. Pare (sono ancora in corso i rilievi dei Vigili del fuoco) che a determinare la tragedia sia stato un cedimento strutturale della palazzina di quattro piani situata nel cuore di uno dei quartiere più popolari della città, dalle parti di via Montalbo, tradizionalmente abitato da operai del Cantiere navale di Palermo e pulsante di mercatini, botteghe artigiane, piccoli negozi che ancora resistono alla crisi.

Foto della palazzina crollata (foto: Gabriele Bonafede)

Proprio sul cedimento strutturale che si focalizza l’attenzione di Ribisi: “Già da tempo – dice – si parla di verificare la tenuta di tutte le strutture in cemento armato, di fare una sorta di mappatura dei fabbricati da classificare secondo una scala del rischio. Ed è da anni che si discute dell’istituzione del ‘Fascicolo del fabbricato’, previsto dal Ddl 4339 del 2000 (presentato in Parlamento il 1 dicembre 1999 e fino ad oggi bloccato al Senato) mai entrato in vigore. Una sorta di ‘carta di identità’ del fabbricato o di ‘libretto d’uso e manutenzione’ dell’edificio dove vengono annotati i fatti salienti della sua vita: dati identificativi dell’edificio (sia storici che urbanistici); sicurezza statica (anche con riferimento all’interazione tra le strutture portanti ed il suolo ed il sottosuolo); sicurezza impiantistica; sintesi degli accertamenti, eventuali provvedimenti conseguenti ed eventuale piano di gestione del fabbricato”.

“Analogo progetto di legge – insiste il presidente di Confartigianato imprese Sicilia – è stato presentato all’Ars l’8 aprile del 2009 (Disegno di legge n.404 concernente ‘Norme per la Sicurezza del patrimonio edilizio nel territorio e istituzione del Fascicolo di fabbricato’), ma anche a Palermo, come a Roma, il disegno di legge si è arenato. Il solito immobilismo di leggi che, però, oggi non può più essere tollerato o giustificato”.

 


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