Costruire con la ‘rivoluzione delle parole’

A proposito delle città, ho sentito un bel verbo: rigenerare. In bocca a degli studenti di Ingegneria, oltre che di bellezza, si carica di propulsione, di materia viva, del fascino di un possibile che altrimenti non potrebbe avere. Ha in più la forza della convinzione. Anzi, del convincimento. Forse perché, scriveva Penna, la giovinezza è solo questo: perenne amare i sensi e non pentirsi.

E visto che io coltivo il pregiudizio, non c’è “rigenerare” che, appunto, mi convinca meglio. In genere (il verbo), nella materia, equivarrebbe a riqualificare, ma in architettura sembra ne sia l’esatto contrario. Almeno in quella che potrebbe essere la “nuova ingegneria edile e architettura”. (a sinistra, l’area dell’ex Fiera del Mediterrano di Palermo, foto tratta da panormita.it) 

Lo studio della moderna urbanistica, la fondazione della città, non più dell’uomo, ma ”per l’uomo”, parte, in sostanza, in verità come per ogni rivoluzione, dalla rivoluzione delle parole. Dalla diagnosi della loro tossicologia. La purezza del rigenerare, allora, per ovvie necessità sanitarie, sostituisce l’imperfezione del riqualificare.

Trapianti, innesti, ingessature, niente di tutto questo. Lo spazio riordina se stesso e ci offre interamente la vita. La sua. Lo fa prima di tutto con la parola. Parte dalle questioni semantiche. Rinasce, si ri-crea, senza qualifiche, inconcepibili riduzioni, ma con lo scopo di essere con-vissuto (e rivissuto) integralmente dall’umanità. Si tenta un neorinascimento. Città nelle città universale.

Non più recupero del solo spazio fisico, ma anche della bio-sociologia che a questo è legata, recupero di un luogo che non è mai stato solo un luogo, ma in cui si riconosce finalmente “il mondo”. Il nostro, in questo caso. Un popolo che ha respirato, che si è riprodotto, ha fatto affari. La questione si racchiude in questo: perdita di energia della “qualifica”; svalutazione in termini di proprietà della parola.

Questo è il progetto: otto ettari di parco alberato con un centro congressi; il decrescere di una galleria con titaniche valvole/luce; negozi, cinema e caffè seminterrati; due livelli che copiano un declivio naturale. Effetto unicamente terra alberi: da Montepellegrino al mare, quasi un progetto di pianificazione agraria. Ma è un tentativo di iniziazione, la ricerca degli spiriti del bosco e della terra, non più soltanto architettura. Studenti-sacerdoti in uno studio di religione pagana: rinascita dei simboli e dei semi, ricongiungimento ideale tra Urbanistica e Umanesimo. Per l’uomo.

 

 


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A proposito delle città, ho sentito un bel verbo: rigenerare. In bocca a degli studenti di ingegneria, oltre che di bellezza, si carica di propulsione, di materia viva, del fascino di un possibile che altrimenti non potrebbe avere. Ha in più la forza della convinzione. Anzi, del convincimento. Forse perché, scriveva penna, la giovinezza è solo questo: perenne amare i sensi e non pentirsi.

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