Cosa nostra, sequestro di beni a Pietro Mazzagatti Monopolio della ristorazione grazie ai barcellonesi

Quattordici immobili, quasi venti terreni, dieci mezzi. Per un valore di 32 milioni di euro. Ammonta a tanto il sequestro preventivo a carico di Pietro Nicola Mazzagatti, ritenuto affiliato alla famiglia mafiosa dei barcellonesi e ritenuto reggente a Santa Lucia del Mela, cittadina tirrenica in cui l’uomo è diventato monopolista nel settore della ristorazione grazie, secondo la procura di Siracusa, alla forza derivante dall’appartenenza alla criminalità organizzata. Il provvedimento, disposto dalla sezione Misure di prevenzione del tribunale di Messina, è stato eseguito dalla Direzione investigativa antimafia.

Il profilo criminale di Mazzagatti è emerso già negli anni passati. L’uomo al momento si trova in carcere. Tra le principali inchieste che lo vedono coinvolto quella denominata Gotha VI, nell’ambito della quale è emerso il coinvolgimento di Mazzagatti in due omicidi. Quello di Fortunato Ficarra, ucciso a luglio 1998 dentro un bar, e quello di Domenico Tramontana, appartenente al gruppo che controllava Terme Vigliatore e assassinato nel 2011 a Calderà di Barcellona Pozzo di Gotto. A carico di Mazzagatti c’è già un altro provvedimento di confisca – ancora in corso – emesso nel 2009. L’uomo è ritenuto socialmente pericoloso, a parlare di lui è il collaboratore di giustizia Giuseppe Chiofalo.

Lo stesso Mazzagatti è stato condannato nel processo Catering, perché ritenuto responsabile di estorsione ai danni di un commerciante di tappeti e titolare di una sala ricevimenti. Nel suo curriculum criminale anche una condanna per estorsione aggravato dal metodo mafioso nel processo Sistema: in questo caso la ditta vittima del pizzo sarebbe stata un’attiva nel settore dei consolidamenti. 


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