Contestazioni dopo la sconfitta contro il Trapani Tifosi: «Sete di vittoria, nostro amore vi fa paura»

«Vi picchiamo quando vogliamo». È stato questo il coro più tenero nei confronti dei giocatori all’uscita dallo stadio Massimino di Catania, quando ormai la mezzanotte era passata. La frase dopo prometteva di riporre le scarpe – non è chiaro se quelle con i tacchetti o quelle indossate dai tifosi – là dove non batte il sole. Sono bastati 90 minuti per tramutare l’entusiasmo di scrivere un nuovo pezzo di storia in rabbia. Nascono da qui le contestazione contro una squadra che, secondo molti tifosi, non ha dato tutto quello che poteva sul piano del gioco e della grinta messa in campo. Un centinaio circa di tifosi ha atteso che il pullman con i calciatori a bordo abbandonasse lo stadio all’incrocio tra via Ferrante Aporti e via Giuseppe Fava, dando sfogo a una rabbia che già era esplosa poco dopo il fischio finale.

«Siamo la curva Nord…vogliamo vincere» e «Fino alla fine» erano i due enormi striscioni che campeggiavano a inizio partita nelle due curve del Massimino: una tifoseria in festa e una coreografia da brividi, condita da un incitamento costante per tutta la partita. Alla fine dell’incontro, però, sono piovute bordate di fischi nei confronti dei calciatori, in aggiunta a cori di contestazione nei confronti di Antonino Pulvirenti, patron del Catania. Una tensione palpabile che è stata anche accentuata dalle dichiarazioni di Lucarelli a fine partita: «Qualcuno ha perso la serenità giocando in uno stadio così pieno».

«La domenica allo stadio» gruppo Facebook dedicato al tifo organizzato in curva Nord, stamattina ha pubblicato una dura riflessione, rifacendosi proprio alle dichiarazioni dell’allenatore toscano: «Abbiamo stipato i gradoni. Avevamo gioia, passione, sete di vittoria. Avevamo l’entusiasmo di chi ha visto tante sconfitte, ma non si è lasciato abbattere da nessuna. Abbiamo dimostrato – continua il post – che in Lega Pro ci siamo solo noi. Perché niente abbiamo a che fare con la Lega Pro. E scopriamo che adesso è colpa nostra. Perché il nostro amore vi fa paura. Se così fosse, dovreste solo andarvene a casa. Ma pensiamo che sia stata solo una triste e sbagliata giustificazione per una sconfitta che non doveva arrivare. Perché tolleriamo di avere dirigenti, tecnici e giocatori scarsi. Ma senza palle, no. Mai».

Una presa di posizione che unisce il mondo della curva a quello delle tribune. Raimondo Lizzio, coordinatore storico del Catania Club Giarre e Riposto, presente oramai da anni in Tribuna B e sempre accanto alla squadra durante le trasferte, punta il dito contro l’inesperienza del tecnico, anche dal punto di vista mediatico. «L’allenatore avrebbe potuto evitare di parlare di pressione dei 19mila del Massimino: viene voglia di stare a casa, è normale che i tifosi si arrabbino». I ragazzi della curva hanno contestato pesantemente i calciatori, ma per Lizzio si tratta di una esagerazione: «I calciatori hanno dato tutto, il Trapani si è dimostrato più squadra di noi. È stato l’allenatore – conclude – a sbagliare scelte sia in campo, non facendo giocare Russotto e Di Grazia, che dopo davanti ai microfoni». 


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