«Spesso, purtroppo, chi più si avvicina a una posizione importante più si allontana dai problemi degli altri». Parla della solitudine di chi opera nel sociale Giusy Ficara, responsabile delle comunità alloggio La Gabbianella e I cangurini di Palermo. Luoghi che ospitano minori affidati dal tribunale attraverso i servizi sociali, a seguito di incuria familiare, maltrattamenti […]
Un giorno a Bosco Ficuzza per i minori in comunità con Fondazione Cancascì: «Serve fare rete»
«Spesso, purtroppo, chi più si avvicina a una posizione importante più si allontana dai problemi degli altri». Parla della solitudine di chi opera nel sociale Giusy Ficara, responsabile delle comunità alloggio La Gabbianella e I cangurini di Palermo. Luoghi che ospitano minori affidati dal tribunale attraverso i servizi sociali, a seguito di incuria familiare, maltrattamenti e abusi. Ma lo fa in un giorno speciale per i bambini dagli 0 ai 13 anni ospitati: una gita alla riserva naturale Bosco della Ficuzza. Un’occasione nata proprio dalla rottura di quell’isolamento dal territorio: attraverso la collaborazione – ripetuta durante l’anno – con la fondazione Michele Cancascì, ramo benefico dell’azienda palermitana Levantoil. Che ha finanziato la giornata e varie altre iniziative durante l’anno. «La fondazione è intitolata a mio padre, che è sempre stato una persona attenta ai bisogni degli altri – racconta il ceo di Levantoil, Antonio Cancascì -. Quello che faccio lo devo a lui».
La giornata nel bosco come esperienza sana di vita
Una colazione all’aria aperta, una passeggiata nella natura, la visita ai volatili in cura al centro regionale recupero fauna selvatica, i giochi nell’area attrezzata tra bici e scivoli. Attività che sembrano normali occasioni di svago. Ma che rappresentano opportunità fuori dall’ordinario per dei minori «spesso privi di esperienza sana della vita, dalla scuola all’alfabetizzazione emotiva», spiega Ficara. E non solo. «Noi portiamo i bambini al parco o in piscina ma, ad esempio, non tutti sanno pedalare. Perché sono esperienze esclusive, difficili da vivere quando un operatore esce con quattro bambini alla volta – continua la responsabile -. O quando si trovano in contesti non protetti, difficili da vigilare. Ecco perché una cosa così semplice come la giornata di oggi diventa più di un momento di svago, ma è un aiuto a fare esperienza, a coordinare corpo e mente».
Il rapporto col territorio e l’impegno dei privati
Un lavoro difficile quello degli educatori, che seguono ogni giorno i bambini in tutte le loro necessità: da quelle sanitarie a quelle scolastiche, compresa la riabilitazione motoria ed emotiva. «Un lavoro in cui, spesso, ci si sente soli – conclude Ficara -. Perché, purtroppo, poche persone hanno la sensibilità e la capacità di fare comunità». «Il rapporto con queste comunità alloggio e i loro piccoli ospiti è stata, per me, una lezione di vita – commenta Cancascì -. I bambini, in particolare, meritano sempre attenzione, specie quando non hanno nessuno». Situazioni in cui le imprese, oltre a far crescere economicamente il territorio, posso anche dare una mano in più. «Io provo a farlo con varie iniziative – conclude Cancascì – ma lo raccomando sempre anche ai miei colleghi. Bisogna essere presenti, anche con gesti che non costano molto, come questo, ma possono creare valore».


