Comune, il M5s torna a chiedere le dimissioni del sindaco Alla base più di 70 milioni di deficit nel bilancio consolidato

«Chiediamo un atto d’amore al sindaco». Così i cinque consiglieri comunali del MoVimento 5 Stelle definiscono la richiesta di dimissioni del primo cittadino Leoluca Orlando, che hanno portato nella seduta di stamattina a Sala delle Lapidi. Si tratta di una richiesta e non di una mozione di sfiducia «perché per legge – spiega il capogruppo Ugo Forello – devono passare 24 mesi da inizio consiliatura. Per questo vedremo quali delle altre forze politiche si assocerà a noi. Comunque la nostra è una richiesta motivata, incardinata sul fatto che il sindaco è un bugiardo».

Un’affermazione forte, che secondo il Movimento ha motivazioni ben precise. «Nel rendiconto 2017 – continua Forello – c’è una cifra choc relativa al disallineamento col bilancio consolidato che supererà i 70 milioni di euro». In pratica dal bilancio consolidato del 2016 (che, lo ricordiamo, comprende anche i bilanci delle società partecipate dal Comune) emergevano oltre 42 milioni di disavanzo, ai quali adesso si devono sommare 20 milioni relativi ad Amat per partite di debito/credito non pagate e (novità degli ultimi giorni) circa sette milioni per contestazioni nei confronti della Rap per l’anno 2017. «Alla presentazione del consolidato 2016 – sottolinea il capogruppo – Orlando parlava di scelte importanti che mettevano in sicurezza il sistema delle partecipate, con il disallineamento che non si sarebbe verificato più in futuro. Ma le cifre dicono che la sua conduzione è stata fallimentare, come dimostrano le carte dell’ufficio che si occupa delle società controllate. Nessuna partecipata ha approvato i bilanci, addirittura Rap neanche quello 2016. Siamo sicuri che la Corte dei Conti vorrà controllare».

Nella richiesta di dimissioni vengono esaminati 17 punti che spaziano su vari temi, dai rifiuti all’emergenza abitativa, nei quali l’attuale amministrazione è – secondo i pentastellati – fortemente carente, a partire dal superamento di diversi degli stessi parametri di legge che sanciscono lo stato di default del Comune. Inoltre «Rap e Amat – enfatizza Forello – sono a rischio tracollo, la crisi è già percepibile tra emergenza rifiuti, porta a porta a corrente alternata, bus ai minimi storici, tram non sostenibile, strade al buio, manutenzione stradale carente, mancanza di progettazione generale della città».

Rincarano la dose gli altri consiglieri, con Antonino Randazzo che si sofferma sulla sofferenza economica della Rap che si ripercuote sulla cattiva manutenzione dei mezzi e sulle risorse da destinare ai servizi, come il rifacimento marciapiedi, per i quali «con questi ritmi servirebbero 950 anni». Mentre Giulia Argiroffi punta sull’«inadeguatezza igienico-sanitaria degli edifici scolastici e la penuria strutturale di posti nei cimiteri». Concetta Amella ricorda come il settore comunale che si occupa di Partecipate abbia un solo addetto, e che «da gennaio non sono state più inviate le relazioni trimestrali e semestrali, nell’assoluto disinteresse del socio unico Comune». Invece Rosalia Lo Monaco parla della «mancanza di assistenti ai bagnanti alla piscina comunale, con ripercussioni sulla fruizione al pubblico, e di personale nelle biblioteche».

Se anche la richiesta di dimissioni venisse respinta in aula, i consiglieri 5 Stelle assicurano che tutto l’incartamento verrà comunque portato ai giudici contabili per accelerare i tempi di un accertamento che a loro giudizio evidenzierà una situazione imbarazzante, portando di conseguenza a quello che vedono come unico epilogo: il commissariamento e la dichiarazione dello stato di pre-dissesto del Comune di Palermo. 

Intanto il voto previsto per oggi in consiglio comunale è stato posticipato a domani, a partire dalle ore 10, per il mancato raggiungimento del numero legale. 


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