Comprare online tra paure e app per cellulari In tre anni sette milioni di acquirenti in più

Scrupolosi, diffidenti, ma desiderosi di lanciarsi. Ecco come sono gli italiani nei confronti del mondo dello shopping online. Un’indagine condotta dalla multinazionale Accenture mostra come tra gli abitanti del Bel Paese meno del 60 per cento ha dichiarato di sentirsi sicuro nell’acquistare sul web. A confermare la tendenza è la ricerca – a farla, confessano, è l’88 per cento degli intervistati – di maggiori informazioni su un determinato prodotto prima di andare fisicamente nel negozio. Un fenomeno che si chiama webrooming.

L’incertezza è proprio uno degli elementi che frena gli utenti italiani. Per questo chi vuole lanciarsi nel settore concentra energie – e fondi – per garantire tranquillità ai timorosi del click. Una tendenza che accomuna realtà affermate come Zalando, ShopAlike.it o Amazon. Ma a pensarci sono anche gli aspiranti imprenditori. Alcuni dei progetti arrivati alla fase finale della Start up Academy 2014 – il contest dell’Ateneo di Catania dedicato all’imprenditorialità degli studenti – riguardano proprio a questo. Try on Line permette di utilizzare una sorta di manichino virtuale per provare gli abbinamenti e trova in tempo reale i negozi più vicini attraverso un sistema di geolocalizzazione. Gifted permette di avere consulenza e comprare regali online, con tanto di consegna a domicilio, gestendo tutte le operazioni anche attraverso i social network. Spesa Click, invece, mette in collegamento supermercati di medie e grandi dimensioni e i consumatori che potranno fare acquisti dal divano o dall’ufficio.

Nell’ultimo triennio gli amanti dell’icona con il carrello sono triplicati – da nove a sedici milioni – e nel settore le novità non mancano. Dalla possibilità di utilizzare come credenziali i propri profili social – evitando così di compilare di volta in volta un form – a sistemi per rendere più sicuri i conti bancari. Ma le innovazioni che intervengono in favore dei consumatori possono creare qualche preoccupazione. È il caso del cosiddetto shopping predettivo. Così come social network e motori di ricerca utilizzano formule matematiche per suggerire i risultati agli utenti, nella stessa maniera i grandi siti di e-commerce potrebbero guidare le scelte dei consumatori mostrando offerte e prodotti scelti sulla base dei comportamenti assunti online. Una previsione che rientra nell’eterno dibattito tra integrati e apocalittici. Lo shopping predettivo, infatti, da una parte potrebbe fornire un aiuto ulteriore per far risparmiare tempo, ma potrebbe portare con sé anche potenziali invasioni della privacy.


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