Si prospetta decisamente caldo l’autunno della Commissione regionale antimafia siciliana, alle prese con lavori in sospeso o da aprire. Dopo un lungo periodo che l’ha vista protagonista di un tour nell’Isola, il mese di ottobre prevede ora alcuni appuntamenti necessari. Per definire questioni che sono – o meglio, avrebbero dovuto essere – sul tavolo e […]
L’autunno caldo della Commissione regionale antimafia: tra lavori in sospeso e temi mancanti
Si prospetta decisamente caldo l’autunno della Commissione regionale antimafia siciliana, alle prese con lavori in sospeso o da aprire. Dopo un lungo periodo che l’ha vista protagonista di un tour nell’Isola, il mese di ottobre prevede ora alcuni appuntamenti necessari. Per definire questioni che sono – o meglio, avrebbero dovuto essere – sul tavolo e altre rimaste aperte. Partiamo dalla fine. E cioè dalle audizioni tenute dalla commissione targata Antonello Cracolici, a partire da giugno, in alcune Prefetture siciliane con i vertici del Comitato provinciale di Ordine e Sicurezza pubblica. Come a Caltanissetta, lo scorso 13 giugno, e a Trapani il 17 luglio.
I lavori della Commissione regionale antimafia tra prefetti e magistrati
Argomenti principe sono state le misure legislative regionali, dalla legge anti-crack alla Liberi di scegliere, per prevenire l’abbandono scolastico e le iniziative concrete per il contrasto alla mafia. Con audizioni che hanno coinvolto anche diversi procuratori della Repubblica competenti per territorio. Consentendo di iniziare un’analisi su peculiarità della mafia locale, eccessiva diffusione di armi sul territorio e nuove modalità di infiltrazione nei settori economici. Il tutto per individuare le strategie di contrasto necessarie. In questo primo mese d’autunno, la Commissione è attesa ad Agrigento, il 2 ottobre. E, nello stesso mese, anche a Palermo, tappa termine della seconda fase della mappatura regionale. Per poi realizzare il resoconto complessivo dell’attività.
Le presunte infiltrazioni mafiose nei lidi siciliani
L’estate lascia poi in eredità alla commissione il seguito del blitz dell’onorevole Ismaele La Vardera negli stabilimenti balneari di Mondello, a Palermo, concessi alla società Italo belga, con il deputato audito negli scorsi giorni. Prevista per L’8 ottobre 2025 l’audizione del dirigente del dipartimento Ambiente regionale, Calogero Beringheli. Verrà sentito in merito alle procedure di assegnazione delle concessioni balneari, per fare luce sulle presunte infiltrazioni mafiose nel settore. In mezzo, la comunicazione dell’assessorato regionale del Territorio e ambiente proprio sulla segnalazione di alcuni dipendenti dello stabilimento balneare di Mondello. La Regione siciliana, precisano dagli uffici, prima di rilasciare qualsiasi concessione demaniale marittima, richiede la certificazione antimafia alle Prefetture competenti sul territorio, attraverso la piattaforma Bdna (la Banca dati nazionale antimafia).
Attendendosi quindi alla valutazione delle prefetture, senza altre competenze in merito. Il 23 settembre – data successiva al blitz di La Vardera -, l’assessorato ha comunque attivato una verifica. Rivolta a tutti i concessionari del demanio marittimo per i quali sia intervenuta una modifica dell’assetto societario o gestionale dell’impresa. La richiesta è di trasmettere, entro 7 giorni, la documentazione che provi di aver comunicato al prefetto i nominativi di eventuali soggetti destinatari di verifiche antimafia, come previsto dalla legge.
Tra i lavori della Commissione regionale anche l’anti-corruzione

Ci sono poi i recenti fatti di cronaca legati al sistema corruttivo dentro l’Asp di Palermo. La Commissione antimafia, tra i suoi lavori, convocherà gli attuali dirigenti, sempre nella seduta di mercoledì 8 ottobre. E anche il cosiddetto caso Resuttano, con sindaco e funzionari comunali indagati per turbativa d’asta, è stato discusso in Commissione. Ai vertici di sicurezza è stato chiesto se la criminalità locale avesse condizionato gli appalti. Ad oggi, il presidente ha riportato «nessuna evidenza» di interferenze mafiose dirette, ma ha invitato comunque a mantenere alta la vigilanza. I dati emersi testimoniano che la nuova mafia silente continua a muovere risorse. Indice di una mafia capillare che investe, soprattutto, in agricoltura, turismo e riciclaggio. Evidenze che dovranno aiutare le istituzioni a calibrare gli interventi.
La mafia nei territori, tra investimenti e armi
Tutte audizioni, queste, che evidenziano la scelta di intervenire su casi ancora attuali che possono nascondere intrecci, mafiosi o corruttivi. A Trapani, la Commissione ha rilevato una mafia imprenditrice che, pur senza un boss monarca, rimane intraprendente nel traffico di droga e armi. Il prefetto locale ha inoltre riferito di 70 interdittive antimafia disposte in 9 mesi. Segnale di elevate indagini, ma anche di capacità di infiltrazione (nei settori agricolo, logistico, turismo ed energia). Ad Agrigento si aggiorneranno i dati locali, seguendo il modello delle audizioni con forze dell’ordine e magistratura. In generale, la Commissione ha sottolineato che in alcune province interne, quali Enna e Caltanissetta, si accumula un gran numero di armi da guerra, preoccupante indicatore di criminalità organizzata.
Il tema (mancante) delle infiltrazioni in politica
Finora, i lavori della Commissione regionale antimafia non segnalano indagini esplicite sulla trasparenza del voto o delle candidature. Così come dei finanziamenti elettorali in Sicilia nel 2025. E non sono state neanche annunciate audizioni specifiche sul tema, che resta di competenza nazionale e, potenzialmente, da integrare nei futuri lavori. Da parte sua, la Commissione regionale ha promosso strumenti preventivi, come la videosorveglianza urbana, anche nei Comuni in dissesto esclusi dai fondi nazionali. A gennaio di quest’anno è stata anche approvata una relazione ispettiva specifica, seguita a segnalazioni di irregolarità, sulla gestione amministrativa della sede di Palermo dell’Istituto zooprofilattico sperimentale siciliano.
Gli strumenti economici dell’«antimafia del fare»
La Commissione ha poi insistito su due provvedimenti di spesa regionale, approvati in assestamento di bilancio. Il primo è quello relativo a un fondo di 4 milioni di euro destinato a finanziamenti agevolati, fino a 100mila euro, per imprese confiscate alla mafia tramite l’Irfis. Il secondo consiste nel pacchetto, pari a 15 milioni di euro, per sostenere l’installazione di videosorveglianza urbana in almeno 100 Comuni siciliani. Il presidente Cracolici ha definito queste misure «l’antimafia del fare», nate anche sulla base delle richieste dei sindaci sentiti in audizione.
I limiti della Commissione regionale antimafia
Senza poteri ispettivi o sanzionatori, con sole funzioni di analisi e indirizzo, i limiti dei lavori della Commissione regionale antimafia sono inevitabili. Può «fare pressione», come ammette lo stesso presidente Cracolici, sulle istituzioni, con proposte di legge e solleciti. Ma la sua efficacia rimane legata alle risposte e all’operato successivo di giunta regionale, Prefetture e magistratura. Altro nodo cruciale è quello delle tempistiche di realizzazione dell’antimafia del fare. I due bandi citati partiranno proprio a ottobre e le audizioni sono in itinere, ritardando di qualche mese il rapporto finale all’Assemblea.
Non risultano segnalazioni ufficiali di sedute programmate e poi annullate, ma la documentazione pubblica non è sempre tempestiva e l’organizzazione in nove capoluoghi di provincia di certo complessa. Seppure mai quanto il tema delle eventuali infiltrazioni negli stessi lavori della Commissione. Un organismo di natura politica, che si muove negli equilibri tra maggioranza e opposizione: con tutti i gruppi rappresentanti e, finora, una generale unanimità sulle misure votate.