COLAZIONE AL VELENO/ Guido Barilla: “Mai in una nostra pubblicità una famiglia gay”

NESSUNO GLI PUO’ IMPORRE UNA SCELTA DIVERSA. MA PERCHE’ SPECIFICARLO IN UN NOTA TRASMISSIONE RADIOFONICA? LE PRECISAZIONI DI DANIELA TOMASINO, PRESIDENTE DELL’ARCIGAY DI PALERMO

“Non metterei in una nostra pubblicità una famiglia gay perché noi siamo per la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca. Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono, purché non infastidiscano gli altri”.

Parole di Guido Barilla (nella foto a sinistra, tratta da intraprendente.it). Dichiarazioni che il manager di una delle più note aziende agroalimentari italiane ha pronunciato a La zanzara, su Radio 24, ieri, 25 settembre 2013.

Che dire? Ognuno è libero di dire quello che gli pare. “Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono, purché non infastidiscano gli altri”. Sottoscriviamo. Precisando che c’è una bella differenza, però, tra dire e fare.

Plausibile  che Guido Barilla promuova i propri prodotti con la famiglia tradizionale. Che scelga di promuovere la pasta e i biscotti del Mulino Bianco senza ricorrere a una famiglia gay. Ma perché specificarlo in una nota trasmissione radiofonica? Non bastava fare quello che ha sempre fatto senza bisogno di precisarlo?

Ribadiamo: promuovere i propri prodotti con la famiglia tradizionale è una scelta. Ma affermare che non ricorrerebbe mai, nelle pubblicità della sua azienda, a una famiglia gay, beh, ci sembra una precisazione in più che non gli serve, se non per suscitare antipatia – nei suoi riguardi e nei riguardi della sua azienda – da parte dei gay. Anche invitare gli omosessuali a mangiare pasta di un’altra marca ci sembra solo un modo per perdere fette di mercato…

Un autogol, se vogliamo, piuttosto clamoroso. Perché anche i gay mangiano spaghetti!

Insomma, in questa storia le cose fuori luogo, decisamente pleonastiche, sono le parole.

“L’omofobia – dice Daniela Tomasino, presidente di Arcigay Palermo – è ben radicata nel nostro Paese, a tutti i livelli. La Barilla negli ultimi decenni, con pubblicità e prodotti ha contribuito a condizionare il modello di famiglia nell’immaginario di milioni di Italiani. Ora sappiamo che si trattava di un modello ideologico, influenzato da odio e pregiudizi. Non posso non pensare che queste frasi siano emblematiche, in un Paese in cui l’impresa non assume su di sé nessuna responsabilità etica. Barilla sa che può diffondere il suo irresponsabile messaggio d’odio senza alcun freno: la legge glielo consente, e in Parlamento decine di “onorevoli” ne condividono le parole. Ne prendo atto, ma non mi rassegno. Io sicuramente da oggi sceglierò con più attenzione solo marchi locali, con principi etici più solidi: non voglio che i miei soldi arrivino a questa gente”.

 


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