Città metropolitana, elezioni da rinviare al 2016 «Una presa in giro, sono state fatte cose inutili»

Si vota, anzi no. L’elezione del presidente della città metropolitana di Catania slitta al 2016, nonostante 16 candidature ufficiali e l’annunciata convocazione di un sorteggio per assegnare i numeri progressivi da inserire nelle schede elettorali. Tutto pronto, compreso il giorno della votazione, fissata per il 29 novembre prossimo. In quella data però non ci saranno scrutini e vincitore. Un pasticcio legislativo portato avanti dal presidente regionale Rosario Crocetta nonostante l’impugnazione della legge da parte del governo Renzi all’inizio di ottobre. A incidere su alcuni passaggi normativi dei nuovi enti, che dovranno sostituire le province, sono alcuni profili di incostituzionalità con la nuova legge Delrio. Le modifiche, che come annunciato porteranno palazzo Chigi a ritirare il ricorso, dovranno passare dall’esame di un nuovo testo all’Assemblea regionale siciliana

Un passaggio, quello d’aula, che però allungherà ulteriormente i tempi. «Per questo motivo è previsto uno stralcio – spiega il deputato M5s Salvatore Siragusa – che presenteremo nella prossima seduta che consentirà di rinviare il voto alla prima data utile compresa nei mesi di giugno e luglio 2016». Una scelta che avrà come immediata conseguenza la proroga dei commissari. «Quanto fatto in queste ore non è servito assolutamente a nulla», conclude Siragusa, che all’Ars è anche componente della commissione Affari istituzionali.

Alcuni candidati dell’area metropolitana di Catania in realtà avevano già percepito il possibile blocco del voto. «Si tratta di una presa in giro», taglia corto a MeridioNews Antonino Cantali, primo cittadino di Maniace. Il rappresentante della comunità montana che si trova ai confini con il territorio di Messina spiega anche i motivi della sua candidatura: «Personalmente non mi sarei mai messo in lista, è stata l‘assemblea nazionale dei Comuni che ci ha invitato a farlo». L’Anci sulla legge che istituisce i liberi consorzi e città metropolitane si era espressa fin dall’inizio parlando di «rischio caos e ingovernabilità». 

Per eleggere il nuovo presidente metropolitano sono chiamati alle urne i sindaci e i consiglieri di 58 Comuni. Scorrendo l’elenco dei candidati, il favorito numero uno è il sindaco di Catania Enzo Bianco. L’ex senatore della Margherita dalla sua potrebbe avere oltre ai consensi nella città dell’Elefante quelli dei numerosi consiglieri e sindaci dei Comuni che compongono il perimetro della città. «Ho deciso di scendere in campo – replica sul punto il sindaco di Belpasso, Carlo Caputo – proprio per essere una delle alternative a Bianco che opera in città da trent’anni». Il rischio, per l’amministratore del nono Comune più popoloso della provincia, è quello che «gli interessi della città metropolitana coincidano con quelli di Catania». Il voto, secondo Caputo, sarebbe inoltre stato meglio affidarlo ai cittadini: «Basterebbe far coincidere tutto con la tornata elettorale delle regionali. Una scheda in più con un costo sicuramente non eccessivo».

Dalla fascia pedemontana a quella ionica. Tra i candidati c’è anche Giuseppe Intelisano, sindaco di Calatabiano. Il suo Comune ha occupato le pagine della cronaca regionale e nazionale per le numerose frane che hanno causato ingenti danni alle condutture dell’acqua, lasciando la città di Messina senza approvvigionamenti. «Scelgo di partecipare a questa competizione elettorale perché c’è la possibilità che piccoli enti come il mio possano avere un peso maggiore. Su tutti cito il caso degli interventi legati al rischio idrogeologico». 

Sulla forza elettorale di alcuni Comuni inciderà, nonostante il rinvio del voto, la scure dei commissariamenti e dello scioglimento delle assemblee cittadine. Nelle città dove i funzionari dello Stato sostituiscono i sindaci decaduti non verrà espresso infatti nessun grande elettore. In altri casi, come a Mineo, il voto potrebbe essere soltanto quello della sindaca Anna Aloisi, dopo le dimissioni di otto consiglieri di minoranza che porteranno allo scioglimento del Consiglio. 


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