Chiesa e studenti insieme per l’accoglienza dei migranti bloccati al porto di Catania: «Prima l’umanità»

La presenza dell’arcivescovo di Catania al porto, con i migranti lasciati a bordo della nave che li ha soccorsi in mare, non è passata inosservata. Insieme a lui anche la Caritas diocesana e la comunità di sant’Egidio. Tutti insieme per chiedere lo sbarco totale e manifestare la propria disponibilità a collaborare per l’accoglienza. Un aspetto necessario e che alla base mette il riconoscimento dell’umanità, così come ha prontamente evidenziato il presidente della Conferenza Episcopale Siciliana e vescovo di Acireale, mons. Antonino Raspanti. «Da un punto di vista legale – ha detto il capo dei vescovi siciliani – di diritto del mare, diritto internazionale, leggi italiane e leggi europee, su tutti questi aspetti di cui dibattono i Governi non solo non saprei dire ma neppure mi tocca dire. Analizzo e vedo quanto accade da un punto di vista umanitario. L’uomo non può, davanti a queste scene, fare finta di nulla. Non può non considerare l’altro come un fratello, una sorella. Le vite vanno salvate. Vanno accolti. Bisogna dare aiuto. Capisco che ci sono problemi più complessi, da affrontare meglio e nei giusti tavoli a tutti i livelli. Ma dinnanzi all’emergenza non ci sono molte alternative. L’accoglienza va fatta».

Una messaggio, una posizione chiara e che non lascia spazio ad interpretazioni. E che totalmente viene sposata anche dagli studenti. In modo particolare gli alunni del liceo Spedalieri hanno detto di essere rimasti «inorriditi all’inumano trattamento riservato dal Governo del nostro Paese ai naufraghi portati in salvo dalle navi Humanity 1 e Geo Barents». Per tale motivo hanno dichiarato il loro stato di agitazione e deciso di manifestare pubblicamente tutto il loro disappunto per le scelte operate dal ministero dell’Interno. La nostra è «una città – ha detto Clarissa Raimondo a nome di tutta la componente scolastica – di solidarietà e di accoglienza, nessun uomo è “illegale”. Ci parlano di “cernita”, “carico residuale”, “vulnerabili” e, conseguentemente, di “invulnerabili”. Si dimenticano però di star parlando di esseri umani».


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