Cento euro a settimana e frutta e verdura gratis Così padre e figlio imponevano il pizzo agli ambulanti

«Siete i padroni, ma tutti i giorni no però». Si lamentavano il venditore ambulante di frutta e verdura e il suo datore di lavoro per la pressione estorsiva esercitata dai loro aguzzini. Cento euro a settimana, da pagare puntualmente ogni venerdì. Una rata da consegnare nelle mani di Pietro Mantia, 66 anni, pena ritorsioni nei confronti dell’attività. Danneggiamenti e aggressioni minacciate dal padre e, almeno in un’occasione, anche dal figlio di Pietro Mantia, Salvatore, 35 anni. Per gli investigatori anche lui era al corrente delle richieste di pizzo. Così per entrambi, volti noti alle forze dell’ordine, i carabinieri del Nucleo operativo della compagnia di Termini Imerese hanno fatto scattare le manette in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. L’accusa per loro è di estorsione aggravata in concorso.

Le indagini, iniziate lo scorso settembre, hanno permesso di documentare sei episodi estorsivi ai danni del venditore di frutta e verdura e del suo datore di lavoro, il proprietario di un furgone. Così ogni fine settimana quest’ultimo era costretto a consegnare il pizzo al suo aguzzino. Una pressione che per le vittime era diventata asfissiante. «Mi ha ammazzato questa giornata, nudo sono rimasto» si lamentava uno di loro, mentre le cimici degli investigatori registravano le conversazioni. A nulla erano valse le richieste avanzate a Salvatore Mantia di intercedere presso il padre. Anzi le lamentele avevano provocato la dura reazione del 35enne, che in un’occasione avrebbe minacciato le due vittime «implicitamente ed esplicitamente» spiegano gli investigatori.

«Siete i padroni – spiegava una delle vittime a Salvatore Mantia – ma tutti i giorni no». Perché oltre al denaro a padre e figlio il venditore ambulante consegnava anche frutta e verdura. Gratis. Così come, spiegano i militari, sempre gratuito per i Mantia era il rifornimento di ortaggi presso il furgone adibito a rivendita. A documentare le richieste e le consegne di denaro e i dialoghi tra i protagonisti della storia ci sono le intercettazioni telefoniche e ambientali. Per gli investigatori «il comportamento dei due Mantia era connotato dalla sopraffazione e dall’intimidazione nei confronti delle vittime le quali inoltre erano ben consapevoli dello spessore criminale dei due estorsori». Per padre e figlio sono così scattate le manette. Sono stati condotti nel carcere Cavallacci di Termini Imerese, a disposizione della competente autorità giudiziaria. 


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