Cenerentola è tornata a Catania

Tra i nomi che hanno contribuito al successo figurano primi fra tutti quello di Franziska Severin, regista, e di Stefano Ranzani, direttore d’orchestra e ospite assiduo del teatro alla Scala.

Maestro al cembalo è Sebastiano Spina, mentre le luci e costumi sono rispettivamente di Andreas Enzler e di Sven Bindseil. Ultimi, ma non in ordine di importanza, Pascale Chevroton per le coreografie e Thomas Gabriel per le scene.

Tra gli interpreti, che si alternano nell’arco delle otto repliche, Antonis Koroneos e Eric Shaw nel ruolo di Don Ramiro, il tanto ambito principe cerca-moglie, Gloria Scalchi e Elena Belfiore nel ruolo di Angelina (Cenerentola).

Per chi non conosce il melodramma rossiniano e si aspetta di vedere sul palcoscenico colpi di bacchetta magica e topolini tramutati in magnifici cavalli, La Cenerentola è una vera sorpresa.

La storia narrata dal Ferretti e poi messa in musica da Rossini non si ispira direttamente alla celebre fiaba di Perrault, ma è il risultato di vari rimaneggiamenti che Ferretti compì su testi preesistenti (come quello di Charles-Guillaume Étienne per la Cendrillon di Nicolò Isouard) e che già presentavano notevoli elementi di novità: il patrigno (anziché la matrigna), Alidoro, il tutore del re, al posto della fatina buona, il travestimento (assente nella fiaba di Perrault) che consente al principe di spacciarsi per il cameriere e di sfuggire, quindi, alle “grinfie” delle due “focose” sorellastre. Se da un lato il melodramma rossiniano rifiuta qualsiasi elemento magico o intervento soprannaturale e si diverte a riscoprire una certa vena comica anche in una storia triste come quella di Cenerentola, l’opera conserva in ogni caso […] una sua magia – dichiara Philip Gosset, autore di un saggio incluso nell’edizione critica della partitura, La Cenerentola di Gioachino Rossini, edita dalla fondazione Rossini di Pesaro – poiché è ancora una volta una storia di trasformazione […]. Ricorrendo ad una notevole varietà di stili musicali, Rossini ci fa attraversare le diverse fasi di questo processo, fornendoci il corrispettivo sonoro di ciò che accade sulla scena. La trasformazione di Cenerentola è operata, senza il concorso di agenti sovrannaturali, da quella che è forse la più potente delle arti magiche: la musica. 

Ed è, per l’appunto, senza l’ausilio della magia che Cenerentola trionfa nella bella fiaba disincantata di Ferretti-Rossini, trasformandosi da ingenua fanciulla vestita di cenci in una donna matura e regale, merito non del “fortunato” intervento della fatina, ma della sua sincera bontà e della sua dolce timidezza che fanno breccia nel cuore del principe. La musica accompagna e segue la trasformazione della protagonista, facendosi espressione ora della sua tristezza (“Una volta c’era un re”, canzone che Cenerentola intona nel suo angolo accanto al camino) ora della sua gioia (“Non più mesta” nel rondò finale). Originale e assolutamente innovativa l’interpretazione di Franziska Severin e Sven Bindseil per quanto riguarda i costumi, a volte destoricizzati, come il camicione a quadri di Cenerentola, e spesso molto buffi, come i boxer che Dandini ostenta “ancheggiando”.

Il dinamismo e lo humour delle coreografie e l’attenzione prestata alla naturalezza dei recitativi fluidificano l’azione scenica e intensificano il coinvolgimento del pubblico, richiamando lo spirito della commedia dell’arte.

Brillante e straordinariamente giocosa, l’opera di Rossini non ha ereditato neanche l’atmosfera triste e malinconica della fiaba di Perrault, ma mette in scena, accanto agli struggenti Cenerentola e Don Ramiro, un repertorio di personaggi buffi che non hanno mancato di suscitare generose risate in platea.


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