Ce la faranno Grillo e la Sinistra (vera) a liberare la Sicilia?

La Sicilia che eternamente non cambia si prepara a un nuovo sussulto. Con scadenza ventennale l’elettorato siciliano si desta e manda robusti segnali fuori dalle convenzioni.

I partiti tradizionali, oltre le loro differenti diciture che ne hanno modificato la forma ma spesso neanche il gruppo dirigente, sono prevedibili nelle loro dinamiche. (a sinistra, foto tratta da claudiograssi.org)

Il Pci per lunghi anni è rimasto ancorato ai 20 deputati regionali con guizzi che lo hanno proiettato fino a 24 e tonfi che lo hanno inchiodato a 13 eletti. La Democrazia cristiana dal 1951 al 1992 ha avuto a Sala d’Ercole, sede del Parlamento siciliano, tra 31 e 39 eletti. E i socialisti, fino al 1992, da 10 a 14 seggi.

Osservando i dati, però, si nota una ricorrenza. Un ciclo ventennale che segna l’irrompere di forze diverse.

Nel 1947, la prima elezione regionale, vede l’entrata in scena di una forza del 15 per cento, si chiama Blocco Democratico liberalqualunquista e porta in assemblea 12 deputati.

Poi bisogna attendere fino al 1971 perché qualcosa si scuota. Sarà la volta del Msi che raccoglie il 16,3% e 15 eletti.

Il terzo sussulto venti anni dopo. Stavolta di dimensioni più modeste, ma gravido di grandi potenzialità. Nel 1991 debutta la Rete di Leoluca Orlando, il partito del sindaco di Palermo e raccoglie il 7 per cento e 5 deputati.

Adesso, ventuno anni dopo, eccoci a pochi giorni dal voto ad attendere la nuova piena che travolgerà qualche argine, ma rischia di non spazzare le incrostazioni. Beppe Grillo e le liste in appoggio di Giovanna Marano possono raccogliere i voti di un terzo dell’elettorato siciliano.

Probabilmente sarà una percentuale di consensi superiore a quella degli altri raggruppamenti politici. Ma senza un presidente fuori dall’ordine immobile rischia di una forza politica dalla gran voce e dai pugni solidi, ma sterile.

Però il teorema può essere smentito e questa volta essere davvero unico e speciale. Per i Maya il 2012 era l’anno del destino, la fine del calendario e dei tempi così come li conosciamo. A noi basterebbe la fine delle mille camarille e consorterie che hanno fatto piombare la Sicilia nella disperazione e i siciliani in cima a tutti gli indici negativi dell’Unione Europea.

 


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