Foto di Wheelchair rugby Catania

Il Catania rugby in carrozzina al debutto in serie A: il riscatto tra fatica, strutture carenti e inciviltà

Mentre l’Italia del rugby festeggia la sua prima storica vittoria sull’Inghilterra, creatori del gioco, anche Catania dice la sua. E lo fa con la presentazione delle divise da gara che accompagneranno la Wheelchair Rugby Catania, della asd All Sporting, nel suo debutto in serie A di rugby in carrozzina. Una realtà al momento unica in tutto il sud Italia, da Roma in giù. Il via è atteso il 14 marzo a Padova. Seguiranno le trasferte di Verona, ad aprile, ed il debutto casalingo il 26 settembre. Con il sogno di arrivare alle finali: di Roma, per la parte bassa del tabellone, o di Milano, per il titolo. A supportare la stagione, oltre all’autotassazione, anche alcuni sponsor privati. A patrocinare, il Comitato Italiano Paralimpico – Regione Sicilia e la Fispes (Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali) Sicilia. Diverse le figure che hanno deciso di spendersi per questa avventura: dal presidente Antonino Maugeri al vice Luigi Parrinello, dal team manager Salvatore Mirabella al coach Giuseppe Seminara e la preparatrice atletica Desirée Reitano.

La tradizione del rugby in carrozzina

Il rugby in carrozzina o wheelchair rugby nasce in Canada negli anni ’60 con il nome di murderball. Creato da un gruppo di studenti con tetraplegia, rimasti ai margini dei team di basket in carrozzina. Disciplina del tutto originale, unisce elementi di basket, football americano e rugby, ed è praticata su specifiche carrozzine corazzate. Apprezzato dal pubblico per la sua elevata spettacolarità, è tra le poche discipline paralimpiche a non essere la versione alternativa di uno sport per persone normodotate. In Sicilia, il rugby in carrozzina non arriva adesso: il team Wheelchair Rugby Catania esiste da gennaio 2016. Lungo la sua attività, l’associazione ha contribuito fattivamente al superamento delle barriere, fisiche e culturali, che limitano l’esistenza e l’inserimento sociale delle persone con disabilità. Contribuendo alla formazione di giovani e non, ma anche alla percezione degli atleti.

L’emozione del debutto in serie A

«Dopo dieci anni di vicissitudini, sforzi e lotte, portare i ragazzi sui parquet che contano è un sogno che si realizza», dice a MeridioNews il presidente Antonino Maugeri. Una strada con una dura preparazione: «Tanti intensi allenamenti e vari test sia in famiglia, come le nostre epiche partite fra atleti e caregivers. Ma anche con avversari normodotati, come gli amici dei Maledetti beach rugby e del Cus Catania Rugby – racconta il presidente -. Più difficile, date le enormi distanze, confrontarci al di fuori del campionato con altri team di rugby in carrozzina». In uno sport che ha anche un problema legato alle strutture: «Dopo anni al PalaCatania – continua Maugeri -, bellissima struttura ma molto inflazionata per eventi sportivi e musicali, ci siamo più recentemente accasati al PalaNitta. Con un’ottima accoglienza, ma le problematiche non mancano».

Gli allenamenti tra fatica, strutture carenti e inciviltà

Manutenzione, pulizia e gestione, nonostante la collaborazione dei dipendenti comunali, precisa Maugeri, «che spesso fanno più del dovuto», sono tra i problemi principali. E l’inciviltà: «Intorno all’impianto, molti residenti portano a spasso i propri cani, senza premurarsi di raccoglierne le deiezioni – racconta il presidente. – Per i nostri atleti, quasi tutti in carrozzina, il rischio di trovarsi le mani imbrattate di feci canine è altissimo, costringendoli a uno slalom al buio. Visto il non funzionamento di molti lampioni». La conseguenza è che la tappa di casa del campionato dovrebbe svolgersi al PalaCatania, «ma stiamo vagliando anche altre ipotesi». Di sicuro, servirà tutto il supporto possibile da parte di tifosi e curiosi. «I nostri sostenitori sono innanzitutto amici e familiari. Ma, potenzialmente, tutti gli appassionati di sport, a partire dai tifosi rossazzurri, con cui condividiamo i colori», conclude Maugeri. Che spera di vedere dal vivo, durante le partite fuori casa, anche tanti catanesi emigrati.


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