Caso Naro, le zone d’ombra nelle indagini Emergono nuovi dettagli sulla rissa al Goa

L’opinione pubblica palermitana premeva da subito affinché si trovasse l’assassino di Aldo Naro, il 25enne neo-dottore morto venerdì 13 febbraio durante il party di Carnevale al Goa. Ma non tutti sembrano essere convinti dei risvolti delle indagini sulla morte del giovane medico deceduto a causa di un calcio alla tempia destra durante una rissa nella discoteca. Anche il giudice per le indagini preliminari del tribunale dei minorenni, Federico Cimò, ha qualche perplessità sulla storia. O meglio sulle confessioni del giovane minorenne incensurato che martedì scorso si è presentato al Malaspina affermando di essere l’assassino. Il caso ha ancora alcune zone d’ombra. Il giovane buttafuori abusivo vuole forse coprire qualcuno?, è la domanda che in molti si sono posti negli scorsi giorni.

Stando alle ricostruzioni degli investigatori dopo aver sentito il 17enne incensurato dello zen, la rissa sarebbe durata pochi minuti. Il minorenne avrebbe ricevuto un colpo alla testa proprio da Aldo Naro durante il tafferuglio. Il giovane medico, forse spintonato, forse brillo, forse per un mancamento, durante la colluttazione cade per terra. Proprio in quel secondo la sua morte a seguito di un calcio. Al buttafuori abusivo dello Zen viene confermato l’omicidio volontario. Al momento, nessuno degli amici di Naro che hanno partecipato attivamente alla zuffa è stato indagato per rissa, come previsto dall’articolo 588 del codice penale che prevede un’accusa per tutti i partecipanti, nel caso in cui qualcuno muoia o rimanga ferito durante lo scontro. 

La procura di Palermo ha invece aperto un altro fascicolo – oltre a quello per omicidio volontario – a carico di ignoti. Dieci persone sono sotto la lente di ingrandimennegli scorsi giornito degli investigatori perché potrebbero essere state coinvolte in modo diretto nella morte di Aldo Naro. Tra questi, cinque ragazzi dello Zen. A quanto pare proprio dal San Filippo Neri arriva il riconoscimento del minorenne accusato di omicidio volontario. I giorni successivi alla morte del giovane di San Cataldo, gli investigatori hanno ascoltato molti ragazzi presenti dal Goa. Tra cui anche i buttafuori, quelli ufficiali e il gruppo di quelli che lavoravano in nero, tra cui sarebbe stato presente un ragazzo della famiglia Militano, noti esponenti del clan mafioso di San Lorenzo. È dallo scaricabarile tra questi gruppi che si sarebbe arrivati al minorenne, poi costituitosi.

Ma chi era la persona con cui il ragazzo adesso in stato di fermo al Malaspina è uscito dal Goa proprio quella sera? Dove ha vissuto per i due giorni dopo l’omicidio in cui non è stato reperibile? Sono le domande che al momento non trovano risposta nelle confessioni del giovane dello Zen. Per questi e altri dettagli non sembrano aiutare troppo nemmeno le 26 telecamere presenti nel club e di cui gli investigatori stanno scandagliando le immagini da giorni. Nessuna ripresa al momento è stata verificata da Maurizio Di Marco, avvocato del minorenne. Mentre restano diverse domande anche dopo l’autopsia eseguita da Paolo Procaccianti sul corpo Aldo Naro. Pare infatti che non sia stato effettuato nessun esame tossicologico per verificare l’assunzione di sostanze stupefacenti o alcol da parte del giovane medico. Così come nei confronti del suo presunto assassino.


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